Il fallimento come occasione per orientarsi
Cos’è il fallimento? Quando iniziamo a pensare di poter “fallire”? E chi ci insegna a dare un significato a questa parola? Da queste domande nasce il lavoro di Gabriele Masi, Alumno Teach For Italy 2023, che, insieme alla professoressa Angela Biscaldi dell’Università degli Studi di Milano e Paola Schierano, ha pubblicato il volume Paura del fallimento? Un approccio antropologico all’orientamento nelle scuole superiori (Edizioni Arcoiris).
Cos’è quindi il fallimento? Quando iniziamo a pensare di poter “fallire”? E chi ci insegna a dare un significato a questa parola?
Sono domande che attraversano spesso il lavoro di Teach For Italy. Emergono nei percorsi di coaching dei Fellow e delle Fellow, nelle riflessioni degli insegnanti sulle esperienze dei propri alunni e delle proprie alunne e anche all’interno del team. Perché parlare di equità educativa significa anche interrogarsi sul rapporto che bambini, bambine, ragazzi e ragazze costruiscono con l’errore, con il giudizio e con la possibilità di ricominciare.
Da queste domande nasce anche il lavoro di Gabriele Masi, Alumno Teach For Italy 2023, che, insieme alla professoressa Angela Biscaldi dell’Università degli Studi di Milano e Paola Schierano, ha pubblicato il volume Paura del fallimento? Un approccio antropologico all’orientamento nelle scuole superiori (Edizioni Arcoiris).
Il libro propone uno sguardo originale sul tema del fallimento. Prima ancora di affrontarlo nel contesto scolastico, gli autori ne esplorano il significato nelle diverse culture e nelle diverse esperienze di vita. Tra gli esempi raccontati c’è quello delle migrazioni e del vissuto di chi rientra in Senegal dopo aver tentato di costruire una nuova vita all’estero: un caso che mostra come il fallimento non sia mai un fatto oggettivo, ma una costruzione sociale, profondamente legata alle aspettative, al riconoscimento e allo sguardo degli altri.
Il progetto in classe
Da questa prospettiva antropologica prende forma la seconda parte della ricerca, dedicata a un progetto realizzato con studenti e studentesse di alcuni istituti superiori della Lombardia.
Nel corso dell’anno scolastico, ragazze e ragazzi hanno incontrato gli autori della ricerca e sono stati accompagnati, attraverso attività progressive e momenti di confronto anonimo, a riflettere sulla propria esperienza del fallimento. L’obiettivo non era trovare risposte giuste, ma creare uno spazio in cui poter nominare emozioni, paure e aspettative che raramente trovano spazio nella quotidianità della scuola.
Ne emerge il ritratto di adolescenti che associano il fallimento soprattutto alla scuola e, in misura minore, allo sport. Più ancora dell’insuccesso in sé, pesa il timore del giudizio: quello degli insegnanti, dei compagni e soprattutto della famiglia.
“Le delusioni più forti che una persona possa provare a 16 anni sono a scuola. Le peggiori io stessa le ho vissute qua”, racconta una studentessa di terza superiore.
Un’altra aggiunge:
“Quando porto a casa brutti voti molto spesso i miei genitori mi sgridano e usano questa parola.”
Dalle testimonianze raccolte emerge con forza quanto il giudizio venga interiorizzato fin dall’adolescenza. Allo stesso tempo, la famiglia continua a rappresentare il principale punto di riferimento quando si cerca sostegno, proprio perché percepita come il luogo in cui, più di altri, il giudizio può essere sospeso. Colpisce invece un altro dato della ricerca: gli studenti e le studentesse che hanno scelto di rivolgersi a uno psicologo raccontano spesso di averlo fatto senza dirlo ai propri genitori.
Intendere il fallimento come un’esperienza trasformabile
Il valore del progetto, però, non sta soltanto nei risultati raccolti. Sta soprattutto nel metodo. Parlare di fallimento non come etichetta, ma come esperienza condivisibile e trasformabile ha permesso ai ragazzi e alle ragazze di costruire uno sguardo diverso su se stessi. Al termine del percorso, molti hanno raccontato di aver apprezzato la possibilità di fermarsi a riflettere su un tema di cui normalmente si parla poco, riconoscendo quanto la condivisione delle emozioni e delle proprie fragilità possa diventare uno strumento di crescita.
Gli studenti al termine del percorso hanno scritto i loro pensieri, tra cui:
“Ho scoperto il valore del passo falso”
“Fallisci quando decidi di non riprovarci. La perseveranza porta al successo”
“Il fallimento non è il contrario del successo ma una parte integrante”
e ancora
“Non sei il tuo fallimento. Sei quello che ne fai ora”.
Sono riflessioni che dialogano profondamente anche con il lavoro quotidiano di Teach For Italy. Ogni giorno i docenti Fellow accompagnano bambini, bambine e adolescenti a sviluppare competenze, fiducia e senso di autoefficacia. Farlo significa anche contribuire a costruire contesti in cui l’errore non sia vissuto come una condanna, ma come parte dell’apprendimento; in cui il valore di una persona non coincida con un voto o con una prestazione; in cui orientarsi significhi prima di tutto conoscersi.
Per questo il libro di Gabriele Masi, Angela Biscaldi e Paola Schierano rappresenta un contributo prezioso. Non offre ricette semplici, ma invita a cambiare prospettiva: se il fallimento è una costruzione culturale, allora anche il modo in cui la scuola lo racconta può cambiare. E forse proprio da qui passa una parte importante dell’equità educativa: creare ambienti in cui ogni giovane possa sperimentare, sbagliare, imparare e ripartire senza che un errore definisca il proprio valore o il proprio futuro.
Gabriele Masi
Alumno 2023 – Teach For Italy


