La città come aula: un progetto sulla raccolta differenziata
Abbattere le barriere culturali e linguistiche uscendo da scuola: Caterina e Silvia ci raccontano come hanno attivato studenti e famiglie del quartiere Aurora di Torino sul tema della raccolta differenziata
La scuola non è solo il luogo in cui si trasmettono nozioni, ma il cuore pulsante di una comunità dove si costruisce, giorno dopo giorno, la cittadinanza attiva. È con questa profonda convinzione che Caterina Andriani (Alumna 2022) e Silvia Gastaldi (Fellow 2025) hanno guidato la loro classe dell’IC Torino 2 in un progetto trasformativo dedicato alla raccolta differenziata.
Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice problema quotidiano del territorio, la mancata gestione dei rifiuti a casa, si è trasformato in un’occasione di agency e responsabilità. Un percorso che ha abbattuto le barriere tra il dentro e il fuori, coinvolgendo attivamente non solo i bambini e le bambine, ma anche il personale scolastico, le famiglie e l’intero quartiere Aurora di Torino.
Grazie al profondo impatto civico e didattico di questa iniziativa, il progetto ha vinto un bando dedicato che ha permesso di portare questa testimonianza in diverse iniziative nel corso degli ultimi mesi.
In questa intervista a due voci, Caterina e Silvia ci raccontano come le competenze sviluppate durante la Fellowship di Teach For Italy abbiano permesso loro di ribaltare la prospettiva, trasformando una “zona fragile” in un laboratorio vivo di apprendimento e rendendo gli studenti e le studentesse dei veri e propri esperti del cambiamento, capaci di riaffermare con orgoglio il valore della propria comunità.
Perché, come scrivono, “non possiamo essere insegnanti senza essere prima di tutto cittadini”.
Il progetto in pratica
Ma cosa hanno fatto concretamente Caterina e Silvia con la loro classe? L’intuizione alla base di questa esperienza si è tradotta in una vera e propria pratica didattica, facilmente replicabile in contesti simili.
Tutto è iniziato con un percorso educativo incentrato sulla conoscenza dei materiali, studiati per riconoscere la materia prima degli oggetti e scoprire la loro capacità di trasformarsi grazie al riciclo.
Insieme alle insegnanti, i bambini hanno riflettuto sull’impatto positivo che le singole azioni quotidiane possono avere per proteggere le risorse del Pianeta, iniziando a raccogliere e differenziare i rifiuti direttamente in classe.
Ascoltando gli interventi degli alunni è però emerso che quasi nessuno di loro faceva la raccolta differenziata a casa. La vera scintilla del progetto è scoccata proprio in quel momento, sono stati infatti i bambini stessi a proporre di organizzare un evento a scuola rivolto ai genitori, per far capire loro l’importanza del riciclo e spiegare come farlo concretamente.
Il progetto si è così sviluppato attorno a tre obiettivi generali:
- Insegnare alle famiglie come fare la raccolta differenziata e perché, attraverso un incontro condotto dai bambini stessi presso la scuola.
- Sviluppare abilità di italiano L2 attraverso compiti di realtà.
- Consolidare il gruppo classe attorno a un profondo significato di cambiamento per il bene comune.
Il processo e gli strumenti utilizzati
Per raggiungere questi traguardi, la classe è stata coinvolta attivamente in diverse fasi operative trasversali:
- Laboratorio di scrittura e attivazione: i bambini e le bambine hanno scritto di proprio pugno i testi con le regole del riciclo, la mail formale per richiedere l’utilizzo degli spazi alla referente di plesso, e gli inviti destinati a genitori, educatori, altri insegnanti e alla Dirigente Scolastica.
- La città come laboratorio di analisi: guidati da mappe geografiche lette in autonomia, gli alunni e le aluinne hanno effettuato uscite nel quartiere per osservare come veniva svolto lo smaltimento nei vari condomini. Hanno compilato griglie di valutazione e rappresentato i dati raccolti in classe tramite la costruzione di grafici a barre.
- Scienze sul campo: una specifica uscita al parco ha permesso di studiare dal vivo il ruolo degli insetti decompositori. Successivamente, la classe ha ospitato delle guide esperte per imparare a realizzare il compost a partire dalle bucce della frutta raccolte in mensa.
- Tecnologia e cittadinanza: i bambini hanno imparato a utilizzare l’app Junker a scuola, diventando poi loro stessi i “docenti” dei propri genitori durante l’evento finale. Per ringraziare le famiglie, hanno realizzato a mano degli acchiappasogni tematici con le regole della differenziata, donati come regalo a fine giornata.
In che modo ciò che avete appreso o state apprendendo dal programma di Fellowship di Teach For Italy, vi ha permesso di trasformare un ostacolo come la mancata raccolta differenziata in casa in un’opportunità per attivare il protagonismo dei vostri alunni e delle famiglie?
Grazie alla Fellowship abbiamo imparato a non guardare la mancata raccolta differenziata solo come un problema, ma come una sfida educativa, cercando di mettere le alunne e gli alunni al centro.
Quella che inizialmente sembrava una mancanza si è trasformata in un’occasione di agency e responsabilità, in cui i bambini e le bambine hanno potuto sperimentarsi come protagonisti attivi del cambiamento. Sono stati loro a proporre di invitare i genitori, a scrivere gli inviti e le mail, e sono stati sempre loro a condurre le attività durante l’evento finale con le famiglie. Questo ha rafforzato il loro senso di efficacia e di appartenenza.
La Fellowship ci ha anche aiutato a delineare un percorso didattico partendo da un bisogno reale, emerso direttamente dalle osservazioni e dai dialoghi fatti in classe e si è sviluppato come un cammino graduale ed esperienziale.
È stato fondamentale anche lo sguardo interculturale: abbiamo cercato di valorizzare le lingue e le culture delle famiglie attraverso i mediatori linguistici e materiali plurilingue. Questo ha permesso a tutti e a tutte di partecipare in modo attivo.
Dal punto di vista didattico, abbiamo lavorato in modo trasversale, senza trattare le discipline come compartimenti stagni. Il progetto ha intrecciato competenze linguistiche, scientifiche, matematiche, tecnologiche e artistiche, mantenendo come sfondo integratore l’educazione civica, relazionale e linguistica. Gli apprendimenti disciplinari sono stati convogliati dentro questa esperienza e questo è stato possibile solo grazie all’affiatamento del Team.
Avete espresso la preoccupazione iniziale riguardo le visite nei cortili, temendo un senso di vergogna per le condizioni abitative difficili. Invece, avete osservato che i bambini e le bambine erano orgogliose di accompagnare le compagne e ciò ha costruito “conoscenza e comunità fuori dalla scuola”.
Qual è stato l’elemento chiave, legato all’impatto civico del progetto, che ha permesso agli studenti e alle studentesse di riaffermare il valore e l’importanza del loro quartiere, trasformando di fatto il vostro sguardo e quello della comunità?
L’elemento chiave che ha permesso di agli studenti e alle studentesse di affermare il valore e l’importanza del loro quartiere è stato, a mio avviso, il fatto di renderli protagonisti ed esperti del cambiamento, partendo da ciò che accadeva dentro la scuola per arrivare fuori.
I bambini e le bambine hanno avuto un ruolo centrale, sono diventati produttori di conoscenza e la loro posizione è stata riconosciuta non solo dalle loro insegnanti ma anche dai genitori. Sono stati gli alunni e le alunne a guidare le famiglie verso una pratica civica quotidiana e condivisa.
Noi insegnanti abbiamo sempre visto il quartiere Aurora come una zona fragile. Insieme ai bambini e alle bambine lo abbiamo invece vissuto in modo diverso: il territorio è diventato vivo, è diventato materiale didattico e questo ha aumentato il valore e il senso di appartenenza riguardo al quartiere.
Non è da trascurare, inoltre, la risposta delle famiglie. I genitori si sono rivelati da subito disponibili e partecipi: hanno ascoltato attivamente i loro figli e le loro figlie e si sono messi in gioco, aprendoci le case e i cortili e partecipando attivamente alle attività organizzate a scuola.
Questo coinvolgimento ha sicuramente contribuito a far percepire ai bambini e alle bambine in modo ancora più positivo il valore del progetto.
Potete descrivere come siete riuscite a coinvolgere le famiglie con bassa conoscenza della lingua italiana mettendo così in forte sinergia scuola e territorio?
La collaborazione con le famiglie è stata impostata fin dai primi giorni della classe prima, coinvolgendole sia alle riunioni sia in momenti più informali. L’idea di far partecipare attivamente le famiglie è nata direttamente dai bambini e dalle bambine, che hanno proposto di insegnare ai genitori quanto hanno appreso loro a scuola.
I genitori si sono dimostrati entusiasti di fronte a questa iniziativa. Molti genitori sono venuti ad accoglierci e salutarci quando siamo andati a visitare i cassonetti della raccolta differenziata nei cortili dei loro palazzi. Una mamma e un papà ci hanno addirittura accolti offrendoci merenda con dolci tipici e un buonissimo tè arabo!
La partecipazione all’evento finale è stata numerosa, con la quasi totalità dei genitori. Il tutto è stato facilitato anche dalla presenza dei mediatori linguistici e di educatori che si sono occupati dei fratellini e delle sorelline più piccole, permettendo ai genitori di concentrarsi appieno su quanto i bambini e le bambine della classe 1B avevano da raccontare loro.
Come siete riuscite a mantenere la programmazione interdisciplinare per un periodo così esteso, garantendo che gli studenti e le studentesse non solo acquisissero risultati didattici, ma sviluppassero anche la riflessione critica necessaria per comprendere la possibilità di un cambiamento individuale e collettivo?
Elementi fondamentali sono stati la collaborazione tra colleghi e la condivisione di una visione comune, che hanno permesso di impostare fin dai primissimi giorni di scuola una programmazione realmente interdisciplinare. Non si è trattato di inserire attività occasionali, ma di costruire un percorso strutturato e coerente nel tempo, in cui ogni disciplina potesse offrire il proprio contributo specifico alla comprensione del tema affrontato.
Il progetto ha coinvolto in modo naturale tutte le discipline perché, trattandosi di un argomento complesso e profondamente legato alla realtà, richiedeva necessariamente punti di vista diversi. Proprio come accade nella vita quotidiana, molti problemi non possono essere compresi se osservati da un’unica prospettiva: è solo attraverso l’incontro di saperi che si riesce a coglierne la complessità. Per questo motivo le attività di lettura, scrittura e analisi dei dati sono state integrate con momenti di discussione, ricerca, confronto e produzione di elaborati che mettessero in relazione conoscenze provenienti da ambiti differenti.
In tutto ciò, nuovamente, ha assunto un ruolo fondamentale la progettazione condivisa tra docenti, che ha permesso di mantenere una continuità nel lavoro, rafforzando le competenze disciplinari ma senza perdere di vista l’obiettivo più ampio: aiutare gli studenti e le studentesse a sviluppare capacità di analisi critica e di interpretazione della realtà.
Accanto agli apprendimenti più strettamente didattici sono stati quindi previsti momenti di riflessione, discussione guidata e autovalutazione, durante i quali alunni e alunne hanno potuto interrogarsi sul significato di ciò che stavano imparando, collegarlo alla propria esperienza e riconoscere il ruolo che ciascuno può avere nei processi di cambiamento, In questo modo il percorso ha promosso non solo l’acquisizione di competenze, ma anche la consapevolezza che la comprensione dei fenomeni sociali e ambientali può tradursi in azioni e scelte individuali e collettive più responsabili.
Cosa da questo progetto ha definitivamente consolidato in voi la consapevolezza che “Non possiamo essere insegnanti senza essere prima di tutto cittadini”?
Quello che ha consolidato definitivamente in noi la consapevolezza che non possiamo essere insegnanti senza essere prima di tutto cittadini è stata soprattutto l’esperienza concreta vissuta insieme alla classe e alle famiglie.
Non è stato un progetto fatto per gli alunni e le alunne, ma con loro: abbiamo condiviso un percorso che ci ha coinvolto tutti, dentro e fuori dalla scuola. Vivendo il progetto insieme ai bambini e alle bambine e alle loro famiglie, ci siamo rese conto che l’educazione civica non può rimanere solo un contenuto da insegnare, ma deve diventare un’esperienza vissuta. Le azioni che proponiamo a scuola hanno senso solo se siamo le prime a crederci e a portarle anche nella nostra vita quotidiana.
Questa esperienza ci ha ricordato che essere insegnanti significa anche abitare il territorio, viverlo insieme agli alunni e alle alunne e alle loro famiglie, con uno sguardo aperto. Credere per prime nella possibilità di cambiamento ci ha permesso di accompagnare i bambini e le bambine a riconoscere risorse e le opportunità che il contesto in cui vivono offre.
In questo senso, il progetto ci ha fatto sentire ancora più chiaramente che educare significa partecipare alla costruzione della comunità di cui facciamo parte.
Caterina Andriani
Alumna 2023 – Teach For Italy

Silvia Gastaldi
Fellow 2025 – Teach For Italy


