Didattica non solo in Aula_Alessandra Tarquini Fellow Teach For Italy

Didattica non solo in aula!

Dal desiderio di cambiamento all’organizzazione pratica: Alessandra Tarquini, docente di ruolo e Fellow 2024 di Teach For Italy, ci racconta come ha guidato i suoi alunni a riprogettare la didattica

A volte, l’impulso per il cambiamento nasce da una richiesta semplice e diretta da parte di chi la scuola la vive ogni giorno dai banchi: “Vorremmo lezioni più coinvolgenti e che ci facciano venire più voglia di imparare”. È partita proprio da questa esigenza espressa dai suoi studenti l’idea di Alessandra Tarquini, Fellow 2024 di Teach For Italy e insegnante di ruolo presso l’IC Lucio Fontana di Roma.

In una classe terza della scuola secondaria di primo grado, Alessandra si è posta un obiettivo ambizioso, aumentare il grado di autonomia e partecipazione dei ragazzi. Il risultato è stato il progetto “Didattica non solo in aula!”, un percorso in cui gli alunni non si sono limitati a chiedere più uscite didattiche e un maggior uso dei laboratori, ma se ne sono fatti direttamente gli organizzatori.

L’esperienza di Alessandra ci dimostra che l’innovazione è possibile anche all’interno della didattica tradizionale. Per questo motivo, abbiamo trasformato il progetto di Alessandra in una vera e propria “cassetta degli attrezzi”: un modello strutturato in fasi chiare, pronto per essere replicato da qualsiasi docente desideri restituire agency (capacità di agire) ai propri studenti.

Il cuore del progetto non è stato semplicemente portare i ragazzi fuori, ma renderli progettisti dell’esperienza.  Abbiamo provato a sintetizzare gli strumenti e le fasi che Alessandra ha utilizzato.

Prima di agire, bisogna capire dove ci si trova. Alessandra ha fornito ai ragazzi una versione semplificata dell’analisi PEST, uno strumento solitamente usato nel management, per mappare il loro istituto e il territorio.

Lavorando in gruppi, gli studenti hanno quindi analizzato:

Politica/Istituzioni: con quali enti o associazioni collabora la scuola? Quali spazi ci sono nel quartiere (parchi, biblioteche)?
Economia: ci sono famiglie in difficoltà economica? Com’è il costo della vita nel quartiere?
Sociale: da dove provengono gli studenti? Cosa fanno nel tempo libero?
Stumenti/Tecnologia: i ragazzi hanno spazi per studiare a casa? La scuola fornisce device a chi ne ha bisogno? La scuola ha spazi e strumenti adeguati (laboratori, computer, materiali) per svolgere le attività scolastiche? Sono utilizzabili e utilizzati da tutti? (aggiungerei anche questa domanda perché è quella che ha fatto emergere l’esigenza di fare una didattica fuori aula).

Da questa fotografia, gli studenti hanno individuato chiaramente i punti di forza e, soprattutto, i punti di miglioramento del loro contesto.

Ciascun gruppo ha scelto le criticità più urgenti. Utilizzando lo strumento dellAlbero dei Problemi, i ragazzi hanno scavato a fondo. Perché le aree esterne vengono usate poco? Perché si teme la disattenzione e la perdita di tempo. Perché gli alunni stranieri faticano a integrarsi? Perché mancano attività di gruppo pensate per l’accoglienza. Questo strumento ha permesso di passare dal semplice “lamento” all’individuazione delle radici reali del problema.

Una volta individuato il bisogno più urgente, l’esigenza di sperimentare una didattica più coinvolgente, anche attraverso le uscite didattiche e l’utilizzo degli spazi laboratoriali della scuola (es. fare più attività laboratoriali e uscite), gli studenti hanno formulato proposte operative.

Ma come convincere i professori? I ragazzi hanno creato un volantino (utilizzando Canva) rivolto direttamente al corpo docente. Il messaggio era chiaro: “Le varie attività verranno organizzate da noi alunni, cosicché i vari insegnanti non debbano perdere tempo, ma semplicemente sostenere questo progetto”. Nel volantino raccoglievano adesioni per le uscite e chiedevano suggerimenti per integrare le varie materie (es. Arte, Scienze).

Gli studenti si sono occupati della logistica attraverso domande-chiave e presentazioni condivise. Per l’uscita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna (GNAMC), ad esempio, hanno calcolato i tempi del tragitto a piedi e in trenino (1h e 15m totali), i costi (110 euro a classe), definito gli orari di partenza e chiarito le dinamiche della visita.

Come in ogni progetto trasformativo, non sono mancate le difficoltà, ,ma nonostante tempi stretti e alcune fisiologiche resistenze dettate dalle scadenze del programma, l’obiettivo è stato raggiunto: i ragazzi hanno organizzato in autonomia due attività nei laboratori scolastici (biblioteca e aula informatica) e l’uscita didattica al museo.

Ma il risultato più grande è stato l’impatto sul ruolo stesso dell’insegnante. Nelle sue riflessioni finali, Alessandra condivide una lezione preziosa per tutti noi: “La lucidità di analisi, la partecipazione degli studenti e il loro coinvolgimento è ciò che più mi ha colpito. Ho sperimentato un’attività in cui il coinvolgimento degli studenti è ai gradi più alti della scala di Hart. Ho imparato che ‘si può fare’, e soprattutto ho imparato a delegare, in un momento in cui per me era essenziale farlo”.

A volte, la migliore lezione che possiamo dare ai nostri studenti è fare un passo indietro, fornire loro gli strumenti giusti, e fidarci della loro straordinaria capacità di prendere in mano il proprio percorso.

Con questo progetto ho sperimentato un modo di fare didattica insieme ai miei studenti, invece che esclusivamente per loro. Inoltre li ho visti coinvolgersi in prima persona nell’analisi critica del contesto in cui vivono, per sottolinearne elementi positivi e problemi, e riflettere sulle loro aspirazioni e bisogni rispetto a tale contesto. Ho trovato questa esperienza veramente significativa e in un certo senso “rivoluzionaria”, perché ha rappresentato un’occasione di co-costruzione dell’azione didattica e di accrescimento della consapevolezza dei ragazzi e mia in quanto docente.

Alessandra Tarquini
Fellow 2024 – Teach For Italy

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