Moltiplicare l'impatto attraverso l'EdTech. Intervista a Martina Bonomi Teach For Italy

Moltiplicare l’impatto attraverso l’EdTech

Da docente a referente didattico in Innovamat: l’Alumna Martina Bonomi ci racconta come continuare a impegnarsi per l’equità educativa supportando ogni giorno centinaia di scuole e insegnanti con l’EdTech nell’adozione di un approccio capace di trasformare l’apprendimento della matematica..

L’impegno per contrastare le disuguaglianze educative assume molte forme: alcuni Alumni di Teach For italy decidono di dare il loro impatto in classe come insegnanti, altri intraprendono strade professionali diverse 

La storia di Martina Bonomi, Alumna 2021 di Teach For Italy, rappresenta una di queste scelte professionali: il suo lavoro impatta sul contrasto alle disuguaglianze educative attraverso le potenzialità del mondo EdTech.

Durante i suoi due anni di Fellowship, vissuti in contesti come il Ciofs di Milano e l’Istituto Serafino Riva di Sarnico, Martina ha toccato con mano la complessità della povertà educativa. Da questa esperienza in Martina è nata la voglia di contribuire a rendere la scuola una vera e propria rete di supporto e di voler portare le sue competenze nel mondo dell’innovazione educativa.

Oggi, come referente didattico per Innovamat, Martina affianca quotidianamente centinaia di docenti e dirigenti scolastici. Attraverso formazione, coaching e l’implementazione di strumenti digitali inclusivi, il suo raggio d’azione per promuovere equità educativa si è moltiplicato. 

In questa intervista, Martina ci racconta come la leadership si possa tradurre nell’ascolto di chi lavora in classe e di come guardare la scuola “dall’esterno” sia una sfida essenziale per costruire un’istruzione più collaborativa.

La mia esigenza principale è nata dal desiderio di avere un impatto più ampio. Quando sei insegnante hai un impatto incredibile sui tuoi studenti, che nel mio caso, lavorando alle superiori, erano circa 70-80 ogni anno. 

Nel lavoro che faccio adesso, raggiungendo decine di scuole e interfacciandomi con dirigenti scolastici e docenti, ho la possibilità di scalare il mio raggio d’azione e avere un impatto indiretto su centinaia di studenti. Mi sono sempre sentita, in qualche modo, una “privilegiata”: da studente ho avuto una famiglia e un contesto educativo che mi hanno supportata molto bene. Scoprire da vicino le disuguaglianze educative ti fa cambiare prospettiva, ti fa capire i veri motivi per cui certe persone si trovano in determinati contesti. 

Teach For Italy, in questo, è stata una palestra potentissima. Allo stesso tempo, mi sono resa conto che non si cambia il mondo da soli. Un insegnante isolato, per quanto trasformativo, ha un impatto limitato e a volte questo è scoraggiante. Per questo ho maturato l’idea che la scuola dovrebbe essere molto più una rete, capace di creare un clima costruttivo e supportare nei problemi chi lavora ogni giorno in contesti ad alto tasso di svantaggio.

Nel dibattito sull’uso del digitale a scuola, credo che la parola chiave sia “equilibrio”. Nel nostro progetto, la maggior parte delle attività resta manipolativa e si basa sul dialogo in classe, ma c’è un’ora a settimana in cui i bambini utilizzano un’app autoadattiva

Questo è uno strumento potentissimo,  vedo classi con bambini tutti profondamente diversi tra loro e l’algoritmo, in base al livello e al punto di partenza di ciascuno, costruisce delle attività e degli esercizi dedicati. Questo permette all’insegnante di differenziare il lavoro, una cosa che su carta sarebbe impossibile da replicare con costanza durante l’anno. 

Inoltre, si tratta di uno strumento che viene utilizzato a scuola, non a casa (salvo eccezioni), garantendo a tutti le stesse opportunità. Aiutiamo anche le scuole a fornirsi degli strumenti digitali tramite bandi e PON, e facciamo formazione a quei docenti magari vicini alla pensione che si mettono in gioco per sfruttare al meglio queste risorse. In questo senso, il digitale non è una maledizione, ma uno strumento da usare bene.

Quel testo è stato un momento di sintesi di due anni molto intensi, un modo per spiegare l’acquisizione di competenze trasversali sul campo. 

Oggi, nelle mie giornate e negli incontri che ho con gli insegnanti, questa attenzione assoluta al singolo continua. Il mio obiettivo è voler far emergere il loro potenziale, stimolare una mentalità di crescita positiva e supportare la voglia di cambiare la didattica: tramite la didattica io credo si possa fare la rivoluzione

C’è tantissimo spazio di ascolto. A volte i docenti si aprono molto e, a prescindere da qualsiasi incontro di formazione si sia preparato, il rapporto e il legame umano restano sempre al centro. Se non è giornata, fai un passo indietro e accogli il bisogno del momento. Per esercitare la leadership serve anche tantissima umiltà, quando vai ad inserirti in un contesto scolastico con dinamiche consolidate da anni, devi saperti muovere con le giuste sensibilità.

A chi pensa di uscire dall’aula, dico che aver lavorato in classe è fondamentale, ti dà una prospettiva precisissima sulle dinamiche reali che chi non ha mai insegnato fa spesso fatica a capire. Allo stesso tempo, guardare la scuola dall’esterno, da una realtà che collabora, è una sfida preziosa che ti aiuta a ricostruire il disegno d’insieme e a capire meglio decisioni dei dirigenti che internamente magari giudicavi solo male. 
Tra 10 anni mi immagino una scuola che si apra sempre di più all’innovazione. Se le realtà EdTech portano aria nuova per sostenere il lavoro dei docenti, e non per sostituirsi o sovraccaricarli, c’è solo da guadagnarci. Mi piacerebbe anche vedere più figure di middle management capaci di supportare il dirigente scolastico, favorendo collaborazioni a lungo termine che diano finalmente fiducia e stabilità alla crescita naturale delle nostre scuole.

Martina Bonomi
Alumna 2021 – Teach For Italy

Martina Bonomi Alumna Teach For Italy
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