Dalla cattedra al terzo settore
Come l’esperienza quotidiana in classe si trasforma in un impegno sistemico contro le disuguaglianze educative
C’è più di un modo per cambiare le cose. La Fellowship di Teach For Italy nasce dentro le classi ma non finisce lì. Per molti Alumni, quei due anni diventano la lente attraverso cui leggere il mondo, e da cui costruire qualcosa di più grande. Andrea Bernardini, Alumno Teach For Italy della coorte 2022, in questa intervista condivide la lente che ha scelto con cui guardare, e cambiare, le cose.
Dopo diverse esperienze all’estero, Andrea torna in Italia con un desiderio preciso, avere un impatto in questo Paese. La Fellowship lo porta a vivere a Napoli e a interfacciarsi con alcune realtà tra le più sfidanti della città. Ogni giorno è una lezione per lui su cosa significhi davvero mettersi dalla parte di chi ha meno opportunità. Non solo da una cattedra, ma fuori nel quartiere, nelle strade, nei pomeriggi vuoti dei ragazzi che la comunità educante prova a riempire con sfumature di colore.
Da quella esperienza nasce tutto il resto. Il cinema portato in classe come strumento di espressione, il cortometraggio “Oreste” e il documentario “Che vuo fa”, co-costruiti insieme agli studenti. E poi il passaggio verso il terzo settore, dove le competenze maturate nella Fellowship trovano una nuova forma e nuovi spazi di connessione.
Perché l’impatto sistemico, come Andrea racconta, non ha un unico indirizzo. Può abitare un’aula, un progetto, una fondazione. L’importante è non smettere di cercarlo.
Se dovessi descrivere il tuo percorso a Napoli con un’immagine o con una scena di un film, quale sceglieresti?
Ti direi il film “Io speriamo che me la cavo”. Questo docente viene mandato lì e deve provare a cavarsela. La mia esperienza è iniziata con un grande desiderio di avere un impatto al Sud Italia, e ho colto l’opportunità di Teach For Italy di collaborare in contesti difficili. Essere catapultato a Napoli dopo aver insegnato in Inghilterra e in Spagna è stato difficile all’inizio, mi sono sentito proprio come in quel film, sperando di portare la pelle a casa.
Che impatto ha avuto su di te l’incontro con i ragazzi di questi quartieri periferici?
Cito Goffredo Fofi, che dopo essere stato con Danilo Dolci in Sicilia disse: “Non so se sono riuscito a insegnare niente a questi ragazzi, ma sicuramente loro mi hanno insegnato tantissimo”. L’impatto su di me è stato enorme. Devi reinventarti costantemente. Non puoi sederti in cattedra e dire “Andiamo al capitolo due”: non mi sono mai seduto in 4 anni, perché se ti siedi, perdi la classe. Devi usare tutte le tue risorse, quasi come un direttore d’orchestra su un palcoscenico, per tenerli motivati. Dall’altra parte, c’è un carico umano profondo. Questi ragazzi si aprono e ti confidano cose che magari non raccontano in famiglia. Diventi un confidente e senti una grande responsabilità. Per molti di loro la scuola è l’unico posto sicuro, non giudicante, per riempire il vuoto dei pomeriggi passati in strada.
Da questa necessità di espressione è nata l’idea di portare il cinema in classe. Com’è nato il cortometraggio “Oreste” e il documentario “Che vuo fa”?
È nato osservando i ragazzi. C’era una grandissima difficoltà da parte loro nel raccontare se stessi e nell’esprimersi. Da una parte sembrava che il loro futuro fosse predeterminato dal contesto, dall’altra sentivano l’enorme bisogno di aprirsi. Abbiamo pensato che non ci fosse strumento più potente del cinema e del teatro per mettersi in gioco e fare gruppo. Il palcoscenico è uno strumento catartico: interpreti qualcun altro, ma ci metti dentro gran parte del tuo vissuto.
Ora stai iniziando un nuovo capitolo professionale in una fondazione del Sud Italia. Com’è maturata la scelta di passare dalla cattedra a un ruolo nel terzo settore in Fondazione Grimaldi?
Nasce dalla mia concezione della scuola, che deve essere il più “porosa” possibile. La scuola deve aprirsi al territorio, collaborare e fare rete. A Napoli è fondamentale portare i ragazzi fuori dal loro quartiere per fargli vedere altre realtà. Collaborando con la Scuola del Fare e altre fondazioni, ho scoperto il lato progettuale e istituzionale, capendo quanto sia importante fare rete. Questo nuovo lavoro dentro Fondazione Grimaldi mi permette di mettere in pratica queste dinamiche e provare ad avere un impatto sul territorio sotto un’altra veste.
Quali competenze della Fellowship di Teach For Italy ti porti in questa nuova esperienza?
Sicuramente le lenti dell’impatto sistemico. Ho capito che la scuola non finisce con la lezione mattutina, ma va oltre. Nei quartieri dove mancano biblioteche o cinema, la scuola riveste una funzione sociale fondamentale. Questa è la lezione più grande: capire quanto sia vitale che la scuola diventi un vero presidio sociale in connessione con l’esterno.
Hai lavorato anche a Madrid, in scuole private internazionali. Quanto è importante avere una visione internazionale per poi agire sul territorio locale?
È importantissimo. Avere vissuto realtà diverse, dal mondo anglosassone di Teach First alle scuole private d’élite di Madrid, e poi passare alla periferia di Napoli, ti permette di vedere mondi opposti. Portare questo bagaglio agli studenti può aprirgli la mente, mostrandogli prospettive che non immaginavano. Avere davanti qualcuno che viene da fuori e che ce l’ha fatta li sprona enormemente.
Cosa diresti a un giovane che vuole lavorare nell’impatto sociale? Gli consiglieresti la Fellowship?
Assolutamente sì. È un’esperienza che ti cambia la vita e ti offre una crescita personale e professionale incredibile. Ti fa entrare in contatto con realtà come Ashoka o Save The Children, ma soprattutto crea connessioni vitali con gli altri Fellow. In Italia fare rete è fondamentale: Teach For Italy ti inserisce in una comunità di impatto che rimane attiva per sempre, una rete di supporto che ti porta scambi, opportunità lavorative e nuovi stimoli continui. Io stesso animerei chiunque a intraprendere questa strada, per avere un impatto sistemico a 360 gradi, non solo a scuola ma in tutto il terzo settore.
Andrea Bernardini
Alumno 2022 – Teach For Italy


