Coaching per docenti Avere cura di chi insegna per trasformare l'educazione_Ginevra Zanella Teach For Italy

Coaching per docenti

Avere cura di chi insegna per trasformare l’educazione

L’ecosistema educativo è rappresentato da tante componenti: studenti, studentesse, famiglie, istituzioni e docenti, questi ultimi quotidianamente esposti a un carico invisibile di complessità emotive e dinamiche sfidanti.

Quindi ci chiediamo, chi si prende cura di chi, ogni giorno, costruisce la scuola perché sia un luogo accogliente e sicuro per tutta la comunità scolastica?

Ginevra Zanella, Alumna 2023 di Teach For Italy, ha trovato una risposta potente a questa domanda attraverso il coaching. Grazie alla borsa di studio che Fedro, partner Teach For Italy, mette a disposizione ogni anno per gli Alumni TFI, Ginevra ha frequentato il  Corso di Alta Formazione di Coaching professionale di primo livello della  School of Coaching Fedro. Negli ultimi mesi ha deciso di restituire questo valore appreso condividendolo con la comunità scolastica, tenendo corsi di formazione specifici per supportare altri e altre docenti attraverso gli strumenti del coaching.

In questa intervista Ginevra ci racconta come il passaggio da formatrice a coach le abbia permesso di scoprire un bisogno diffuso di ascolto tra i colleghi. Ci spiega, con esempi concreti come il “Meteo-Check” o il “Museo del fallimento geniale”, come gli strumenti del coaching appresi durante e dopo la Fellowship possano fare la differenza nella pratica quotidiana, riducendo lo stress e trasformando l’aula in uno spazio di responsabilità condivisa.

Perché quando si parla di leadership collettiva e di cambiamento sistemico partiamo da un presupposto semplice ma rivoluzionario: una scuola che sa supportare i suoi insegnanti è una scuola in grado di prendersi cura, con la stessa delicatezza, del futuro dei suoi studenti e studentesse.

Oggi, nel mio percorso con Fedro Training and Coaching School, vedo chiaramente come il coaching sia lo strumento naturale per generare un impatto sistemico: supportare i docenti significa, di riflesso, promuovere un’equità educativa che parta dal benessere di chi la scuola la costruisce ogni giorno. Sentirmi parte attiva di questo cambiamento attraverso il coaching mi permette di non “insegnare” soluzioni, ma di facilitare la crescita di una comunità.

Nella pratica quotidiana, il coaching fa la differenza perché fornisce degli strumenti efficaci su come stare nella relazione. Il beneficio principale per noi insegnanti è la riduzione del “carico invisibile”: pressioni burocratiche e dinamiche relazionali complesse diventano gestibili quando il docente acquisisce strumenti di auto-osservazione e ascolto attivo. Discutere con i colleghi riguardo alla legittimazione dei propri bisogni e alla trasformazione dell’imprevisto in un’opportunità didattica non è solo formazione, è un atto di cura che rigenera la motivazione profonda.

In questi mesi ho facilitato diverse sessioni di coaching di gruppo per i colleghi. Il passaggio da “formatrice” a “coach” è stato entusiasmante: ho ascoltato il bisogno urgente di spazi di condivisione autentica. I docenti non cercavano manuali, ma il riconoscimento della propria complessità emotiva.

Insieme abbiamo esplorato come portare il coaching direttamente in classe, trasformando l’aula in un ambiente di responsabilità condivisa. Co-progettare l’impostazione della lezione, dai rituali di apertura alla gestione costruttiva dell’errore, ha permesso a me e ai miei colleghi di sperimentare un nuovo modo di abitare la scuola, meno basato sul controllo e più sulla stimolazione del potenziale di ogni studente.

Ad esempio, abbiamo introdotto rituali come il “Meteo-Check”, un breve momento di auto-osservazione per validare lo stato emotivo della classe prima di iniziare la lezione. Parallelamente, abbiamo trasformato lo sbaglio nel “Museo del fallimento geniale”: qui l’errore perde la sua carica punitiva per diventare un “reperto didattico” da analizzare insieme con curiosità, spostando il focus dal giudizio alla scoperta della logica sottostante. Fondamentale è stato anche il lavoro sul feedback individuale, inteso come bussola e non come sentenza.

Durante la lezione, ci alleniamo a fornire restituzioni che non giudichino la persona, ma analizzino il processo: l’obiettivo è prevenire e smontare le misconcezioni sul nascere, stimolando lo studente a ripercorrere i propri passaggi logici. Questo dialogo costante trasforma la valutazione in un momento di autentico coaching in cui la correzione diventa un’alleata della comprensione profonda e l’allievo impara a monitorare autonomamente il proprio apprendimento.

Se dovessi condividere un consiglio nato da questa esperienza con i miei colleghi della comunità Teach For Italy, sarebbe questo: non abbiate timore di sospendere il giudizio, sia verso voi stessi che verso i vostri studenti. Praticare il coaching significa darsi il permesso di essere facilitatori di processi, non solo distributori di risposte.

La vera leadership collettiva nasce quando creiamo spazi in cui l’errore è accolto e la vulnerabilità diventa la base per una nuova, solida alleanza educativa. Certamente il coaching non risolve magicamente i problemi della scuola, ma offre strumenti concreti per attraversarli con maggiore consapevolezza, equilibrio e responsabilità condivisa.

Forse è proprio questo il punto: non si tratta di stravolgere l’intero sistema, ma di trasformare il nostro modo di abitare ciò che viviamo ogni giorno, di scegliere uno sguardo nuovo, più consapevole e più umano, dentro le aule, nei corridoi, nelle relazioni. Perché una scuola che si prende cura dei suoi insegnanti è una scuola che sa prendersi cura, con la stessa delicatezza e la stessa responsabilità, anche dei suoi studenti ed è da questa cura condivisa che nasce il futuro.

Ginevra Zanella
Alumno 2023 – Teach For Italy

Ginevra Zanella Alumna Teach For Italy
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