Insegnare materie stem oggi: voci fuori dal campo

Insegnare materie STEM oggi: voci dal campo

Le sfide, i bisogni e le speranze di chi ogni giorno porta la scienza in classe

Cosa significa davvero insegnare matematica, scienze o tecnologia nelle scuole italiane oggi? Quali sfide affronta chi entra in classe ogni mattina con l’obiettivo di far appassionare studenti e studentesse al pensiero scientifico?

Per provare a rispondere a queste domande abbiamo scelto di partire dalle voci di chi vive quotidianamente la scuola. Attraverso la rete nazionale di Teach For Italy, Simona Galletta ed Emma Bazo, entrambe docenti Fellow 2024, hanno raccolto testimonianze di docenti STEM tramite un questionario a risposte aperte, pensato come primo spazio di ascolto e confronto. Le risposte sono state poi lette, analizzate e messe in dialogo tra loro, per individuare temi ricorrenti, bisogni emergenti e prospettive condivise.

Ne emerge un racconto fatto di difficoltà concrete, ma anche di una forte determinazione a fare la differenza e a continuare a credere nel valore trasformativo dell’educazione scientifica.

In Italia la carenza di insegnanti nelle discipline STEM è un problema strutturale che affonda le radici in decenni di politiche educative e dinamiche socio-economiche. Questo limita la possibilità per tanti studenti e studentesse di scoprire il proprio potenziale in ambito scientifico. Ma per chi insegna, le difficoltà vanno ben oltre i numeri.

“La difficoltà più grande deriva dall’impotenza appresa e dalla fatica a concentrarsi e perdurare nello sforzo cognitivo”, racconta un docente di matematica. “Si arrendono in partenza perché si sentono giustificati a fallire grazie ai luoghi comuni che introiettano”, conferma una collega. Molti ragazzi arrivano in classe già convinti di “non essere portati”, un pregiudizio che si autoavvera.

A questo si aggiunge la discontinuità didattica tra un anno e l’altro: “Spesso discontinuità didattica tra gli anni precedenti. Anche rendere rilevanti alcuni obiettivi può essere faticoso”. Quando manca un filo conduttore nel percorso formativo, ricostruire le basi diventa un lavoro titanico.

E poi c’è il problema degli spazi e delle risorse. La mancanza di laboratori adeguati, di strumenti per la sperimentazione, di tempo per approcci didattici innovativi: “Circola ancora tanto nozionismo scientifico fine a sé stesso”, osserva una docente di tecnologia. “Raramente le STEM vengono presentate con un approccio laboratoriale e per competenze”, aggiunge un’altra insegnante, “più spesso si segue un approccio storico e lineare che le svuota non solo di fascino ma spesso anche di senso”.

Le richieste dei docenti sono concrete. La formazione dev’essere soprattutto di tipo laboratoriale, pratica. Gli workshop in presenza funzionano bene, la condivisione di buone pratiche già sperimentate andrebbe potenziata. Ecco, serve una comunità di pratica che condivide e si confronta”.

C’è chi chiede “strumenti che mi aiutino a far emergere le misconcezioni, che sono distruttive nel pensiero scientifico ma estremamente trascurate nella didattica tradizionale. Proposte strutturate di didattica laboratoriale centrate sul problem solving“. Altri vorrebbero “qualche formazione specifica su alcuni temi STEM; nel mio caso in matematica, che di solito riesce meno ad avere appigli con gli interessi e le aspirazioni delle studentesse e studenti“. Come suggerisce anche un’analisi di Scuola.net, la chiave sta nel rendere queste discipline accessibili anche a chi parte prevenuto, collegandole alla vita quotidiana e valorizzando approcci pratici.

Ma c’è un bisogno che emerge con particolare forza: la connessione. “Servirebbe una rete di supporto con altri docenti di altre aree per provare a costruire un ponte tra le materie umanistiche e quelle scientifiche e non farle percepire come nettamente separate“. Non sentirsi soli, poter confrontare esperienze, imparare dai colleghi di altre discipline: è questo che può davvero cambiare le cose.

Se c’è una direzione su cui i docenti convergono, è questa: abbattere il muro tra discipline umanistiche e scientifiche. I dati di Openpolis confermano che in Italia le competenze STEM restano un nodo critico, e che servono approcci nuovi per colmare il divario.

Se ti spiego alcuni concetti di matematica, vorrei che questi fossero applicati in altre materie come fisica ed economia per rendere evidente l’utilità di quanto studiato agli studenti. Coordinarsi tra colleghi, facendo co-teaching, potrebbe essere utile“.

Altri propongono “una co-costruzione con altre materie di progetti dove possono entrare in contatto molte discipline differenti” oppure “progetti con le biblioteche in ambito STEAM per coniugare tutte le aree del sapere“.

“Mescolare, integrare mondo scientifico e mondo umanistico è un’altra chiave interessante per superare i confini disciplinari. Scienza e tecnologia hanno sempre influenzato e sono state influenzate dalle arti, dalla giurisprudenza, dall’evoluzione della società in tutti i suoi aspetti. In questo sta la meraviglia che cerco di trasmettere in classe“.

È qui che la rete di Teach For Italy può fare la differenza: mettere in connessione docenti di aree diverse, favorire la progettazione condivisa, creare spazi di confronto dove chi insegna matematica possa dialogare con chi insegna italiano o storia. Un’opportunità concreta per trasformare l’interdisciplinarità da parola d’ordine a pratica quotidiana.

Nonostante le difficoltà, la passione non manca. E non è un caso isolato: come racconta un recente articolo del Guardian, un numero crescente di giovani della Gen Z sta scegliendo l’insegnamento, attratti dalla possibilità di avere un impatto reale. “Impact over income”, titola il giornale: l’impatto conta più del guadagno. Anche in Italia si osserva un fenomeno simile: la Gen Z sta riscoprendo la passione per la scuola.

Mi motiva soprattutto la volontà di renderle fruibili a tutti e sradicare il pregiudizio, mentre cerco di trasmettere la mia passione sforzandomi costantemente di essere più chiara possibile, senza dare niente per scontato, e ricollegando sempre i contenuti ad esperienze di vita quotidiana”.

Il più grande architetto, ingegnere, matematico, fisico, chimico e biologo di tutti i tempi è Madre Natura“, scrive una docente. “Quando faccio comprendere ciò agli studenti, anche facendo dei piccoli esperimenti, ecco che si apre il loro mondo di possibilità, prima fra tutte la voglia di conoscere e di imparare attraverso la curiosità per tutto ciò che li circonda“.

Per qualcuno, “la matematica racchiude in sé potenzialità e possibilità sia di capire la realtà, sia di scoprire realtà ancora sconosciute. Spesso ci insegna ad avere più punti di vista su una stessa situazione“. Altri vogliono “incuriosire gli studenti e farli appassionare, considerando che l’informatica oggi pervade la realtà e deve essere da loro dominata senza paura“.

Ritengo fondamentale insegnare il valore dell’essere curiosi, del chiedersi sempre il perché e il come che stanno dietro le cose. Importante anche allenare studenti e studentesse all’approccio scientifico che procede per tentativi ed errori e riabilita l’errore come uno step necessario per avanzare“.

Quali strategie potrebbero ridurre il divario di opportunità nell’accesso alle STEM? I docenti hanno le idee chiare.

Partire dall’infanzia e dai primi anni di scuola primaria: gli stereotipi di genere iniziano a formarsi a 4-5 anni. Raccontare le storie di scienziate, matematiche, informatiche famose funziona.” In una scuola della rete, le aule STEM portano oggi i nomi di Marie Curie, Tu You You, Mae Jemison, Katherine Johnson, Amalia Ercoli Finzi.

Imparare ad ascoltare gli studenti, i loro dubbi e i loro interessi, in modo da costruire la didattica a partire da questi rendendola significativa. Riuscire a mostrare loro piccoli successi per stimolare il senso di possibilità e di autoefficacia“.

Altri indicano “metodologie attive adatte al contesto di queste materie, un’integrazione più naturale con quello che viene vissuto quotidianamente dalle studentesse e studenti, attività laboratoriali specifiche e simulazioni tecnologicamente interattive” oppure “laboratori fatti con associazioni non solo a scuola con carattere ludico-divulgativo“.

In questo scenario, Teach For Italy rappresenta una risorsa preziosa. Non solo per la formazione che offre ai suoi docenti, ma soprattutto per la rete che costruisce: connessioni tra insegnanti di discipline diverse, tra scuole di territori differenti, tra chi vive le stesse sfide quotidiane.

La comunità di pratica che i docenti chiedono esiste già, e può crescere. Il ponte tra materie umanistiche e scientifiche può essere costruito insieme, progetto dopo progetto. Le buone pratiche possono circolare, le esperienze possono essere condivise, le soluzioni possono moltiplicarsi.

Come osserva Randi Weingarten, presidente dell’American Teachers Federation, i giovani docenti “stanno re-immaginando il modo in cui insegniamo, portando nuovi approcci alla tecnologia e all’apprendimento socio-emotivo.” È una generazione che ha vissuto l’isolamento della pandemia e ora cerca connessioni autentiche. L’insegnamento offre esattamente questo.

Perché alla fine l’obiettivo è uno solo: aprire “il mondo di possibilità” dei nostri studenti. E questo si fa insieme, collegando le realtà, moltiplicando le opportunità educative, credendo che ogni ragazzo e ogni ragazza possa scoprire la meraviglia della scienza.

Emma Bazo
Fellow 2024 – Teach For Italy

Simona Galletta
Fellow 2024 – Teach For Italy

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