Pluriclassi cosa significa insegnare in una scuola di montagna Anna Frausin Teach For Italy

Pluriclassi: cosa significa insegnare in una scuola di montagna

In una frazione di montagna che si svuota settimana dopo settimana, c’è chi sceglie di andarci, ogni giorno. Anna Frausin, Alumna della coorte ’22 di Teach For Italy insegna in una pluriclasse di 12 studenti tra prima, seconda e terza della SSPG.

45 minuti di autostrada, 45 di tornanti, e una missione chiara: garantire il diritto allo studio anche nei contesti lasciati ai margini. Anna Frausin, Alumna 2022 di Teach For Italy ci racconta la sua esperienza in aula. Senza LIM, senza connessione stabile, con tre classi nello stesso spazio, per Anna la sfida non è rientrare negli schemi della scuola tradizionale, ma trasformare i vincoli in possibilità. 

Come scrive lei: “La vera sfida non è adattare la pluriclasse alla norma ma valorizzare l’eterogeneità come risorsa”.

Avete presente il film Un mondo a parte di Milani? La storia di quel professore che si ritrova in una pluriclasse di montagna e ha una missione da compiere insieme alla collega? In questo breve articolo ho voluto inserire due espressioni che racchiudono il mio presente: pluriclasse di montagna e missione.

La mia pluriclasse si trova nella frazione sciistica di Zeri (MS), a Coloretta, un paese di circa 800 abitanti che – a detta di Alma, collaboratrice scolastica che si è trasferita per amore – si sta spopolando di settimana in settimana. Quando non ci sono frane, impiego 45 minuti di autostrada e 45 minuti di pittoresche gincane in salita per arrivare all’IC Tifoni, dove mi aspettano 12 alunn* armonicamente divis* in prima, seconda e terza SSI°. Queste sono le coordinate di una realtà che r-esiste, una parte di mondo che cerca di non darla vinta alla fredda velocità della città.

Anche il tachimetro dell’auto, da 100km/h a 20km/h, segue il passo che la natura suggerisce e che, a tutto campo, avvolge ogni aspetto della collettività montanara. Da forestiera sto imparando a scalare la marcia anche in aula e ad adattare l’urgenza della missione – il diritto allo studio garantito a tutt* – alle tempistiche del luogo. Per abbracciare la complessità di questo contrasto mi sono messa in ascolto di chi vive la pluriclasse nel quotidiano.

La formazione di pluriclassi o classi multigrado è frequentemente una risposta necessaria alle criticità demografiche e logistiche delle zone marginali. La rarefazione della popolazione, citata prima da Alma, va ad unirsi a molteplici cause che portano alla formazione di una pluriclasse, come, ad esempio, le difficoltà nel reperire docenti dispost* a operare in sedi remote o la carenza di spazi didattici idonei. Ecco perché queste classi diventano veri e propri presidi culturali in cui le condizioni esterne rendono incongruente il modello scolastico tradizionale.

Il giorno della firma del contratto, una collega affezionata all’istituto mi ha avvertito: “Lo sai che sono tre ore in una pluriclasse, no?”, un po’ come dire Sai in cosa ti stai cacciando?. Entrare in queste realtà significa accettare una sfida pedagogica di alto valore; chi ne entra a far parte è chiamat* a differenziare continuamente obiettivi, strategie e materiali per gradi scolastici diversi che convivono nello stesso momento; creare percorsi distinti senza avere a disposizione LIM, connessione internet, libri digitali, software basici – il registro elettronico è un compromesso obbligatorio ancora visto con reticenza.

La vera sfida non è adattare la pluriclasse alla norma ma valorizzare l’eterogeneità come risorsa. Se da una parte, nella mia “aula-mescolata”, bisogna dialogare con la rigidità esterna, dall’altra quest’ultima si trasforma in spazio flessibile dove il peer-tutoring, il cooperative learning e il problem solving diventano la norma e rendono gli/le student* autonom* protagonist* del proprio apprendimento. È vero, il passo è più lento ma la marcia — sotto questo aspetto — è decisamente più lunga.

Anna Frausin
Alumna 2022 – Teach For Italy

Anna Frausin Alumna Teach For Italy
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