Problem solving: prima imparo, poi insegno. Articolo della docente Fellow di Teach For Italy Moira Stefini

Problem solving: prima imparo, poi insegno

Quando il Problem Solving diventa strumento di cittadinanza attiva e inclusione. L’esperienza di Moira Stefini, Fellow 2024 di Teach For Italy

Immaginate una scuola dove non sono solo gli adulti a salire in cattedra, ma dove ragazzi e ragazze delle medie diventano “maestri” per i bambini delle elementari. È quello che è successo nell’Istituto Comprensivo Trento 6, grazie al progetto “Problem solving: prima imparo, poi insegno” ideato dalla docente Fellow Moira Stefini.
Questa storia ci racconta come un progetto di Service Learning può trasformare la didattica tradizionale in un’esperienza di comunità, mettendo gli studenti al centro del processo di apprendimento e rendendoli veri protagonisti del cambiamento.

Problem solving: prima imparo, poi insegno. Articolo della docente Fellow di Teach For Italy Moira Stefini
Cosa è esattamente il Service Learning?

Il Service Learning è un approccio pedagogico strutturato che unisce due obiettivi fondamentali: l’apprendimento curricolare e l’azione solidale.

In parole semplici gli studenti non studiano solo per prendere un voto, ma per risolvere un problema reale della loro comunità. Non si tratta di “fare del bene” in modo generico, ma di utilizzare le competenze acquisite in classe (matematica, italiano, tecnologia) per offrire un servizio concreto alla comunità. È un dare e avere continuo: la scuola offre un aiuto al territorio e, nel farlo, gli studenti diventano cittadini più responsabili e consapevoli.

Tutto ha avuto inizio durante gli allenamenti per le Olimpiadi di Problem Solving (OPS), una competizione gratuita promossa dal Ministero che allena il pensiero computazionale e la logica algoritmica. La docente Fellow Moira ha notato un brusio diffuso tra i suoi studenti delle medie, i quali, di fronte a quesiti complessi di crittografia o pseudolinguaggio, si rammaricavano del fatto di non aver imparato da più piccoli a risolvere problemi complessi in squadra.

Ecco il bisogno della comunità. I bambini e le bambine della Scuola Primaria non avevano mai avuto occasione di cimentarsi con questo tipo di problemi e con questa competizione. Ed ecco la soluzione proposta dai ragazzi stessi: “Perché non glielo insegniamo noi?”.

Il progetto si è trasformato in un vero e proprio servizio di peer-tutoring (tutoraggio tra pari). Gli studenti della secondaria hanno scelto di investire ai loro pomeriggi liberi per accogliere nel plesso alcune classi quinte della scuola primaria e indossare i panni dei “maestri”. Gli esperti non sono più dunque i docenti adulti, ma i ragazzi e le ragazze più grandi che, sostenuti da una forte motivazione, hanno accettato di svolgere un servizio utile alla comunità scolastica a cui appartengono, intravedendo una necessità, rispondendo a un bisogno da loro stessi sentito, riuscendo a colmare, grazie ad un’azione concreta, una mancanza e creando qualcosa che fino a quel momento non c’era.

Non è stato quindi solo un gioco delle parti. I ragazzi hanno dovuto:

  • Padroneggiare la materia: per insegnare un argomento devi averlo capito alla perfezione.
  • Adattare il linguaggio: spiegare concetti logici a un bambino di 10 anni richiede un approccio diverso, caratterizzato da chiarezza e anche pazienza.
  • Gestire la relazione: hanno dovuto incoraggiare, ma anche correggere, i loro “alunni”, sviluppando di fatto empatia che difficilmente un libro di testo può trasmettere così velocemente.

Il risultato è stato sorprendente per entrambi i gruppi. I bambini della primaria hanno imparato a risolvere problemi complessi e a lavorare in squadra, arrivando persino a partecipare alle competizioni ufficiali.

Ma il vantaggio più grande forse lo hanno avuto proprio i più grandi. Come teorizzato dallo psichiatra William Glasser nella sua “piramide dell’apprendimento” , noi impariamo il:

  • 10% di ciò che leggiamo
  • 20% di ciò che ascoltiamo
  • …ma ben il 90% di ciò che insegniamo agli altri.

Insegnando, i ragazzi hanno così imparato due volte, consolidando le loro conoscenze logico-matematiche e scoprendo talenti inaspettati.

Problem solving: prima imparo, poi insegno. Piramide dell'apprendimento

Nelle giornate di insegnamento tra pari, ragazze e ragazzi si sono autogestiti: io ho solamente creato le condizioni per farli incontrare. Sedermi in fondo all’aula e osservarli mentre accoglievano, interagivano, spiegavano con entusiasmo non solo ciò che avevano appreso insieme a me, ma anche nella modalità con cui avevo io cercato di trasmettere loro un metodo di lavoro durante gli allenamenti mi ha riempito il cuore.

Non scorderò mai il momento di consegna dei diplomi durante la “celebrazione” finale, che ha riunito un centinaio di persone nell’atrio del plesso della Scuola Primaria più grande dell’Istituto. Un omaggio partecipato e vivace al protagonismo studentesco, fra gli applausi dei bambini e delle bambine rivolti ai “grandi” che avevano avuto come maestre e maestri e verso i quali hanno saputo mostrare tutta la loro genuina riconoscenza.

Le voci dei protagonisti

Al termine del percorso, che si è concluso con una grande festa di comunità e la consegna dei diplomi, ciò che resta è l’impatto umano. Lasciamo che siano le parole dei ragazzi a raccontarlo:

“Mi è piaciuto il fatto di trasmettere qualcosa che so a qualcun altro.”Alberto

“Mi è piaciuto insegnare ai bambini soprattutto perché ho potuto condividere delle conoscenze che io alla loro età non avevo e che ora loro hanno.” – Emilia

“Mi è piaciuto insegnare ai bambini perché sono migliorato nell’utilizzare il linguaggio più appropriato, in base alle necessità”Matteo

“Penso che sia bellissima l’idea di far fare ai ragazzini queste cose”Achille

Questa esperienza ci ricorda che la leadership collettiva non ha età. Quando diamo agli studenti l’opportunità di essere leader collettivi e di prendersi cura degli altri, non stiamo solo insegnando loro una materia, stiamo costruendo una società più coesa e consapevole.

Moira Stefini
Fellow 2024 – Teach For Italy

Moira Stefini Teach For Italy
Torna in alto