Da insegnante a consulente strategico
Come le competenze maturate durante il programma di Fellowship di Teach For Italy diventano un asset nel mondo del lavoro. Intervista a Giovanni Caccia Dominioni su come unire scuola e impresa.
Cosa hanno in comune la gestione di una classe complessa e la consulenza strategica aziendale? Molto più di quanto si pensi. Il programma di Fellowship di Teach For Italy non è solo un’esperienza di insegnamento ma un percorso trasformativo che allena a leggere la complessità per unire le forze verso un obiettivo collettivo.
In questa intervista incontriamo Giovanni Caccia Dominioni, Alumno 2022 di Teach For Italy, che ha portato le competenze maturate in aula all’interno del mondo corporate. Dalla necessità di abbattere i “compartimenti stagni” tra scuola e impresa, fino a progetti per ridisegnare il futuro del lavoro, Giovanni ci racconta come la leadership collettiva possa rappresentare la chiave per generare innovazione sociale e, al tempo stesso, contribuire a una scuola più equa per tutte e tutti.
Una testimonianza vera che ci ricorda che investire nell’educazione non è beneficenza, ma una scelta strategica vitale per la salute del nostro intero sistema Paese. Perché, citando Don Milani, il vero changemaker è colui che sceglie di “sortirne insieme”.

In che modo la tua esperienza come Alumno di Teach For Italy ha influenzato il tuo approccio al lavoro in un contesto come quello della consulenza strategica? Ci sono competenze o mentalità che senti di aver portato con te dalle aule scolastiche al ruolo che ricopri oggi?
Insegnare con Teach For Italy mi ha insegnato soprattutto una cosa: non puoi ottenere risultati se non capisci chi hai davanti e come farlo collaborare. In una classe difficile, se non hai una visione d’insieme di quello che succede tra i banchi, non vai da nessuna parte. Oggi, nel mio lavoro, cerco di fare lo stesso. Se in aula dovevo connettere studenti, famiglie e colleghi per un obiettivo comune, oggi lo faccio tra stakeholder diversi (istituzioni e aziende). La mia mentalità è quella di fare rete tra persone che spesso parlano lingue diverse.
In che modo, secondo te, l’impresa può contribuire a un’educazione più equa e inclusiva?
Secondo me, il problema principale è che scuola e impresa vivono in bolle separate che non comunicano. L’impresa può fare molto per l’equità educativa, ma deve smettere di vedere la scuola come qualcosa di “altro” poiché le imprese hanno un bisogno vitale che la scuola funzioni. Una scuola che non innova o che lascia indietro i talenti crea un vuoto di competenze e di visione che danneggia direttamente il mercato del lavoro. Abbattere i compartimenti stagni significa capire che la salute di un’azienda domani dipende dalla qualità dell’educazione di oggi; è un investimento strategico, non beneficenza.
Durante la Fellowship si lavora molto sul concetto di leadership collettiva. Come si traduce, per te, questo principio nel contesto aziendale? Hai avuto modo di sperimentare o promuovere dinamiche collaborative che riflettono questa visione?
Open Jam è per me l’esempio concreto di cosa significhi leadership collettiva nel mio attuale ruolo: è una piattaforma dove mettiamo allo stesso tavolo giovani lavoratori, studenti e manager per co-progettare il futuro del lavoro. Qui la leadership è collettiva perché non conta la gerarchia, ma la forza delle idee e la capacità di lavorare insieme. La mission che ci siano dati come Open Jam è molto ambiziosa: realizzare un mondo del lavoro dove essere felici! Sappiamo che questo obiettivo diventa possibile solo con un vero coinvolgimento trasversale e intergenerazionale.
Guardando alla tua esperienza attuale, come immagini il ruolo di professionisti e imprese nel contrasto alle disuguaglianze educative in Italia? In che modo l’esperienza con Teach For Italy continua a orientare le tue scelte e la tua idea di impatto?
Oggi sento che il mio compito come professionista è quello di agire come un ponte. Non riesco a vedere il mio lavoro separato dal contesto sociale in cui vivo. L’esperienza con Teach For Italy mi ha lasciato la consapevolezza che le disuguaglianze educative in Italia sono un freno per tutti, non solo per chi le subisce. Quello che continua a guidare le mie scelte e la mia idea di impatto sono le parole pronunciate tempo fa da un grande educatore come Don Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.
Giovanni Caccia Dominioni
Alumno 2022 – Teach For Italy


