Un’esperienza negli USA per una Fellow di Teach For Italy
Elisa Bonadonna selezionata per la June Henton Fellowship
Cosa succede quando la leadership collettiva supera i confini dell’aula e diventa un ponte tra Paesi, scuole e comunità? Succede che una storia nata in una classe italiana può intrecciarsi con una visione globale di equità educativa.
Nel lavoro quotidiano di Teach For Italy, crediamo che contrastare le disuguaglianze educative significhi anche aprire finestre sul mondo. Offrire ai e alle nostre Fellow non solo strumenti didattici, ma l’opportunità di leggere la scuola come spazio di responsabilità condivisa e impatto sistemico.
È in questo orizzonte che si inserisce il percorso di Elisa Bonadonna, selezionata per la Fellowship 2025 e inoltre per la June M. Henton Scholarship, una borsa di studio promossa da Friends of Teach For Italy che offrirà ad Elisa:
- il percorso biennale della Fellowship di Teach For Italy;
- in aggiunta la possibilità di vivere un’esperienza culturale e di crescita negli Stati Uniti. Un’opportunità che rafforza il legame tra il locale e il globale, tra le sfide delle scuole italiane e il confronto con altri sistemi educativi.
La Fellowship è pensata come un percorso trasformativo, capace di generare cambiamento non solo nelle classi, ma anche nei territori ed esperienze di questo tipo rappresentano uno spazio di confronto e di crescita che alimenta l’impatto collettivo che stiamo portando.

L’eredità di June Henton: un ponte tra Italia e Stati Uniti
La June M. Henton Fellowship nasce per onorare la memoria della Dr.ssa June Henton, membro fondatore del Board di Friends of Teach For Italy e figura chiave nella promozione della cooperazione internazionale in ambito educativo.
Pioniera dei programmi di scambio tra Europa e Stati Uniti, June Henton ha dedicato la sua vita alla costruzione di ponti tra università e Paesi. Tra le sue iniziative, la creazione del primo campus internazionale della Auburn University ad Ariccia, che ha ospitato centinaia di studenti americani in Italia e ha contribuito allo sviluppo economico della città, e la fondazione della rete globale Universities Fighting World Hunger, oltre al riconoscimento come White House Champion of Change nel 2012.
La borsa di studio sostiene interamente un docente Fellow per il biennio 2025–2027, coprendo i costi di partecipazione al programma fino a 25.000 dollari. Ma il suo valore va ben oltre il supporto economico in quanto rappresenta un investimento nella visione e nella possibilità di costruire un’educazione più giusta oltre i confini nazionali.
L’opportunità di scambio
Durante l’estate tra il primo e il secondo anno di Fellowship, Elisa sarà ospite negli Stati Uniti da Friends of Teach For Italy, e avrà l’opportunità di conoscere da vicino il sistema educativo americano, incontrare educatori, visitare campus universitari e confrontarsi con la rete di Teach For America e Teach For All.
Potrà osservare da vicino contesti diversi,allo stesso modo complessi ed innovativi, che le permetteranno di studiare come altri sistemi affrontano le disuguaglianze strutturali e di raccogliere pratiche e strumenti da riportare nella sua esperienza con Teach For Italy nelle aule italiane.
Questa esperienza rafforzerà il suo percorso come leader collettivo, una figura capace di agire non da sola, ma insieme agli studenti, ai colleghi, alle famiglie e alle comunità. Perché l’equità educativa non è un traguardo individuale, ma rappresenta un processo condiviso.
Le parole di Elisa
Questa esperienza nasce anche per aprire prospettive nuove. Quali spazi di apprendimento o confronti internazionali speri possano aiutarti a crescere come leader collettiva nei prossimi due anni di Fellowship?
Nei prossimi due anni di Fellowship, lo spazio di crescita più essenziale e prezioso per me sarà il confronto costante con gli altri Fellow e con la rete degli Alumni. Si tratta di una comunità di pari in cui poter condividere domande, difficoltà e visioni educative, ma soprattutto apprendere dalle buone pratiche di insegnamento maturate in contesti e scuole diverse. Credo profondamente nel valore dell’apprendimento orizzontale e nella possibilità di costruire una leadership collettiva e diffusa, che nasce dall’ascolto reciproco, dallo scambio di esperienze e dalla riflessione condivisa sull’agire educativo.
Accanto a questo, sento come molto importante il rapporto con il territorio della mia città, in particolare con il quartiere in cui vivo, Barriera di Milano a Torino. Interagire con le realtà educative, sociali e culturali del territorio significa riconoscere la scuola come parte di un ecosistema più ampio, in cui educazione, cittadinanza e giustizia sociale sono profondamente intrecciate. È in questo dialogo continuo tra scuola e territorio che sento di poter sviluppare una leadership capace di rispondere ai bisogni reali delle comunità, valorizzandone le risorse e le competenze.
In questo percorso, il confronto internazionale tra Italia e Stati Uniti rappresenta uno spazio di apprendimento prezioso e profondamente trasformativo. In particolare, il dialogo con Teach For America, con Friends of Teach For Italy e con le scuole americane che avrò l’opportunità di conoscere durante la Fellowship sarà per me di grande contributo. Questi scambi mi permetteranno di confrontarmi con educator* che operano in contesti complessi e ad alta diversità, osservare modelli organizzativi e pratiche educative differenti, e riflettere sul ruolo della scuola come leva di equità e cambiamento sociale.
Per me, però, il valore del confronto internazionale risiede soprattutto nella possibilità di riportare a casa quanto appreso, trasformarlo e adattarlo al contesto scolastico in cui opero. Il mio obiettivo è che queste esperienze di scambio non restino isolate, ma diventino risorse concrete per arricchire le pratiche educative quotidiane e contribuire, insieme ad altr* educator*, a una scuola più equa, consapevole e radicata nel territorio!
Su quali temi del mondo educativo vorresti avere un confronto con altre culture/paesi?
Uno dei temi che sento più urgenti nel mio percorso educativo è quello della valorizzazione delle differenze culturali. In Italia il dibattito si concentra spesso sull’inclusione e sulla “convivenza” tra culture, come se la diversità fosse un equilibrio fragile da sorvegliare per prevenire conflitti. Questo approccio, pur nascendo da buone intenzioni, rischia di ridurre le differenze a qualcosa da gestire, più che da riconoscere e potenziare.
Credo che, sebbene siano stati fatti passi importanti sul piano dell’inclusione, in Italia siamo ancora distanti da una visione in cui le differenze culturali diventino una risorsa attiva per l’apprendimento, la costruzione dell’identità e il rafforzamento delle comunità scolastiche.
Per questo motivo mi piacerebbe confrontarmi con il contesto statunitense, un paese caratterizzato da una forte complessità demografica e culturale, per comprendere come la scuola affronti quotidianamente questa pluralità. Vorrei esplorare quali pratiche educative, quali scelte curricolari e quali linguaggi permettano di andare oltre la semplice tolleranza, favorendo invece un senso di appartenenza condivisa che non cancelli le differenze, ma le renda visibili e significative.
Come insegnante di sostegno, sono particolarmente interessata anche al modo in cui questa figura professionale viene valorizzata all’interno del sistema scolastico americano. In Italia il sostegno rappresenta un tassello per l’inclusione, ma spesso resta confinato a una funzione di mediazione o di supporto individuale, ed in alcuni casi finisce per fare solo da cornice al lavoro degli insegnanti curricolari. Mi piacerebbe capire quali siano le mansioni, il riconoscimento professionale e il ruolo educativo dell’insegnante di sostegno negli Stati Uniti, e come il lavoro venga integrato in una visione realmente condivisa di corresponsabilità educativa.
Un altro ambito centrale del mio interesse riguarda le materie trasversali, in particolare quelle legate alla parità di genere, alla cultura della pace e al rispetto per il pianeta. Ritengo che questi temi non possano essere relegati a momenti occasionali o a progetti extracurricolari, ma debbano attraversare in modo strutturale l’esperienza scolastica. In questo senso, vorrei approfondire come altri sistemi educativi riescano a intrecciare saperi disciplinari e competenze civiche, formando student* consapevoli, critici e responsabili. Infine, sento un forte desiderio di confrontarmi sul tema dell’educazione affettiva ed emotiva. Mi interessa capire in che modo venga affrontata nelle scuole americane, quale spazio le venga riconosciuto e come contribuisca allo sviluppo di relazioni sane, al rispetto dell’altro e alla costruzione di un clima educativo inclusivo. Credo che investire sull’educazione affettiva significhi lavorare alla radice delle disuguaglianze e dei conflitti, promuovendo una scuola capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di formare persone.
Elisa Bonadonna
Fellow 2025 – Teach For Italy


