Fare scuola facendo comunità in Sicilia
Dal contrasto alla dispersione scolastica alla costruzione di comunità. Il percorso di Davide in una scuola in Sicilia
Cosa significa fare scuola oggi in un territorio che lotta ogni giorno contro spopolamento e narrazioni che sembrano lasciare poco spazio al cambiamento? E come può un insegnante trasformare queste sfide in un motore di possibilità?
In questa intervista abbiamo incontrato Davide De Salvo, Fellow 2025 di Teach For Italy e parte dell’iniziativa Modello Sud e Isole, che da settembre opera all’IISS Lercara Friddi, nel cuore della Sicilia. La sua esperienza ci porta dentro una scuola che accoglie e che costruisce r-esistendo. Un luogo in cui la relazione tra docenti, studenti e territorio diventa leva per contrastare la dispersione scolastica e per immaginare insieme nuovi orizzonti.
Davide ci racconta cosa lo ha spinto lo scorso anno a candidarsi al programma di Fellowship, come sta ridisegnando la sua idea di insegnamento come strumento di giustizia sociale, e quale ruolo può avere la scuola pubblica nel restituire ai ragazzi e alle ragazze del Sud Italia un autentico senso di possibilità.

Cosa ti ha motivato a candidarti per il programma di Fellowship di Teach For Italy e come questa esperienza con l’iniziativa “Modello Sud e Isole” sta trasformando la tua visione del ruolo dell’insegnante e della scuola pubblica?
Il mio interesse per la Fellowship è nato dalla constatazione, basata sulla mia esperienza di studente, delle medesime disparità educative che Teach For Italy si propone di combattere. Ho sentito il desiderio di mettermi in gioco e di esplorare come l’insegnamento possa diventare uno strumento di lotta contro le ingiustizie sistemiche che ancora affliggono la scuola pubblica.
Attraverso l’iniziativa “Modello Sud e Isole”, ho l’opportunità di confrontarmi direttamente con le potenzialità e le difficoltà delle scuole in Sicilia. In un contesto caratterizzato da un’alta disoccupazione giovanile e dal progressivo spopolamento dei paesi interni, ritengo cruciale un cambio di prospettiva narrativa. I nostri studenti non devono sentirsi obbligati a lasciare la propria terra, ma devono avere la possibilità di scegliere, anche di rimanere, se lo desiderano. Per realizzare ciò, è fondamentale che la scuola sia in grado di coltivare in ogni alunno il senso di possibilità e l’autoefficacia, affinché possano diventare i protagonisti attivi del proprio futuro.
Come descriveresti il tuo ruolo all’interno dell’IISS Lercara Friddi e in che modo stai contribuendo, insieme al corpo docente, a contrastare la dispersione scolastica e a rafforzare il legame con la comunità locale?
Dall’inizio della mia esperienza presso l’IISS Lercara Friddi, ho avuto il privilegio di essere accolto calorosamente dall’intera comunità scolastica. Questo clima favorevole mi ha permesso di instaurare un dialogo costruttivo con numerosi docenti, facilitando la condivisione di impressioni, idee e buone pratiche. Nei primi tre mesi, la collaborazione e la sinergia con la Dirigente Scolastica e il corpo docente sono state un chiaro segno di una visione educativa condivisa, che si sta costruendo insieme giorno dopo giorno.
Il mio ruolo si concentra su tre ambiti strategici — classe, scuola e territorio — fondamentali per contrastare efficacemente la dispersione scolastica, sia essa esplicita o implicita.
In classe insieme alle docenti, co-progetto attività didattiche orientative mirate a sviluppare obiettivi specifici a medio-lungo termine negli studenti e nelle studentesse. Parallelamente, lavoriamo attivamente sullo sviluppo della loro intelligenza emotiva.
A livello scolastico mi confronto regolarmente con altri docenti per analizzare necessità specifiche, riflettendo sulle metodologie e sugli strumenti più efficaci da adottare in base alle esigenze degli studenti e delle studentesse.
Sul territorio entro in contatto quotidianamente con la popolazione, cercando un dialogo aperto sulla scuola. Mi pongo in ascolto per comprendere come la scuola possa evolvere, secondo la loro percezione, in un vero e proprio “presidio culturale” senza barriere fisiche.
Quali cambiamenti o risultati speri di vedere nei prossimi due anni grazie all’iniziativa Modello Sud e Isole?
Spero innanzitutto che le mie studentesse e i miei studenti diventino attrici e attori consapevoli, capaci di ispirare e diffondere germogli di cambiamento non solo all’interno della loro classe, ma in tutta la scuola e nel loro contesto territoriale. Inoltre, auspico la costruzione di una comunità che partecipi attivamente all’educazione, non limitandosi ai propri figli e alle proprie figlie, ma investendo nel futuro del territorio, che da loro dipenderà.
Qual è l’impatto più importante che un insegnante può generare in territori come il Sud Italia?
A mio avviso, gli insegnanti del Sud Italia dovrebbero agire seguendo le tre dimensioni che ho menzionato: classe, scuola e territorio.
Al Sud Italia, e in particolare in Sicilia, siamo purtroppo ostacolati da una costante narrazione di immobilità sociale e culturale che ci opprime da generazioni, suggerendo che nulla cambierà.
Come docenti che operano in contesti di periferia e marginali, abbiamo la responsabilità di educare a riconoscere le radici di tali disparità. Dobbiamo riflettere con le/i nostre/i studentesse/studenti e le nostre comunità a soluzioni efficaci e sostenibili, rompendo con quella mentalità gattopardiana che per troppo tempo ha dominato la nostra identità e limitando così il nostro agire.
Se anche tu, come Davide, vuoi diventare docente Fellow del Modello Sud e Isole,
candidati per la Fellowship 2026!
Davide De Salvo
Fellow 2025 – Teach For Italy


