Adotteresti mai una parola?
Scegliere un frammento di linguaggio per cambiare il modo in cui guardare il mondo
Poche settimane fa lo abbiamo fatto. Abbiamo scelto un piccolo frammento di linguaggio, di cultura, apparentemente immateriale, ma capace di cambiare il modo in cui guardiamo al mondo. Abbiamo deciso di adottare una parola del Dizionario di Genere, il progetto ideato dall’imprenditrice culturale Marzia Camarda, che raccoglie parole che aiutino a costruire una cultura più equa e consapevole.
Un lavoro minuzioso che vuole ribadire il concetto di una verità semplice: nominare il mondo vuol dire dargli una forma. Dietro ogni voce di questo dizionario c’è il desiderio di fornire uno strumento con cui imparare, confrontarsi e trovare risorse per crescere, come individui e come comunità.
Per tutto questo ci è sembrato naturale unirci al progetto.

Foto di Dario Dusio
Cosa ci ha spinto ad “adottare” una parola e quale abbiamo scelto?
La parola che abbiamo scelto di adottare è “Agency”. Nel Dizionario di Genere è definita come proattività, la capacità di incidere sulla propria vita, sulle relazioni umane, sui processi sociali e di modificarli. La competenza dell’ “Agency” richiede consapevolezza e senso di autoefficacia e ci permette di affrontare sfide e di portare cambiamenti. Abbiamo scelto questa parola perché il concetto che esprime è ciò che vogliamo coltivino Fellow, Alumni e studenti: a loro, in modo particolare, viene data la possibilità di sviluppare la propria autonomia, la capacità di riflessione critica e la creatività, e di definire e monitorare il raggiungimento di obiettivi individuali e collettivi, così da poter affrontare le sfide della vita quotidiana e diventare cittadini consapevoli e responsabili.
Adottare “Agency” significa sostenere un approccio pedagogico che mira a formare cittadini consapevoli, pronti a incidere positivamente sulla propria vita e su quella della comunità. Attraverso questa scelta, vogliamo ricordare che ogni parola di cambiamento può diventare azione, e ogni azione, un passo verso una società più inclusiva e responsabile.
In che modo il concetto di “Agency” prende vita nel lavoro quotidiano dei Fellow e degli Alumni di Teach For Italy?
Per Teach For Italy “Agency” è una delle aree fondamentali da sviluppare in classe. I e le docenti Fellow ogni giorno promuovono lo sviluppo di quest’area nelle studentesse e negli studenti, in modo che possano essere protagonisti della propria vita, delle proprie scelte, del proprio futuro e del futuro della società in cui viviamo. Un altro obiettivo che ci siamo posti è quello di fare in modo che quanto appreso dai nostri Fellow durante il nostro programma di formazione e supporto non resti limitato all’esperienza didattica, bensì venga riportato anche al di fuori delle loro classi, nel contesto in cui i nostri e le nostre Fellow si muovono, e nei diversi e tanti ambiti di intervento in cui operano gli e le Alumne di Teach For Italy.
Alcuni esempi si possono tradurre nell’esperienza della classe VB della Scuola Primaria “G. Parini” di Torino, in cui insegna l’Alumna Giorgia Rossino (allora ancora Fellow), insignita dell’onorificenza di Alfiere della Repubblica Italiana per aver dimostrato collaborazione e solidarietà nell’aiutare un bambino con disabilità, imparando a comunicare con lui attraverso un puntatore oculare. Oppure, l’attivazione di un gruppo di Alumni di Teach For Italy nel Climate Education & Leadership (CEL), progetto che vuol promuovere l’educazione al cambiamento climatico e alla sostenibilità ambientale facendo leva sulla partecipazione attiva degli studenti.
Agency va oltre il significato teorico. È ciò che cerchiamo di costruire e di far sviluppare tutti i giorni nelle scuole italiane, è quel qualcosa che poi si traduce nel momento in cui uno studente o una studentessa scopre di poter proporre, di poter creare, di cambiare, di poter avere voce e allora inizia a credere nella propria capacità di trasformare il mondo.
Come possiamo, come comunità educante, trasformare le parole in azioni concrete di cambiamento?
Lo abbiamo chiesto alla stessa Marzia Camarda, ideatrice del Dizionario di Genere:
«Le 2417 parole raccolte nel Dizionario di genere costituiscono uno strumento strategico per riconoscere i fenomeni di disparità che attraversano la nostra società: in questo senso, la parola Agency attraversa tutto il corpus raccolto e costituisce il senso profondo di questo lavoro. Individuare un fenomeno e portarlo alla luce ci consente di agire su di esso: se puoi nominarlo, puoi cambiarlo. Rivendicare la propria possibilità di scelta e di azione, allargare le proprie prospettive e il proprio impatto è fondamentale per migliorare la propria vita e quella delle altre persone»
Che valore educativo e sociale ha un progetto come il Dizionario di Genere?
Fin da subito ci è sembrato doveroso contribuire a questo progetto. Un dizionario di questo tipo non si limita alla semplice raccolta di definizioni. Si configura come uno strumento di riflessione indispensabile per sfidare stereotipi, pregiudizi e ruoli di genere relegati a norme sociali. Le parole, infatti, ci insegnano a dare un nome alle cose, e ciò che impariamo a nominare possiamo anche trasformarlo. Questo dizionario offre uno spazio di confronto accessibile a tutti e tutte, favorendo la responsabilizzazione e la consapevolezza delle diverse identità. In un mondo in cui la cultura di genere influisce profondamente sui processi educativi, sociali e politici, avere un riferimento così aggiornato e inclusivo può fare la differenza.
“Agency” è una parola che ci sentiamo profondamente nostra. Perché rappresenta la scuola che immaginiamo, una scuola dove studentesse e studenti non si limitano a imparare, ma imparano a scegliere, a immaginare, ad agire. Una scuola che non dà solo risposte, ma che insegna a farsi le domande giuste. Una scuola che coltiva la responsabilità e la capacità di incidere.
Le parole possono fare questo, aprire mondi. E noi abbiamo scelto la nostra.

