Dieci giorni insieme ai Fellow svedesi
L’esperienza di Pietro Stori, Alumno 2023, ed Emma Bazo, Fellow 2024, alla Summer School di Teach For Sweden
Dieci giorni in Svezia insieme ai docenti Fellow del paese scandinavo per riflettere su cosa significhi davvero educare, guidare e creare impatto nel sistema scolastico. È stata questa l’esperienza vissuta da Pietro Stori, Alumno 2023, ed Emma Bazo, Fellow 2024 di Teach For Italy, che quest’estate hanno partecipato alla Summer School di Teach For Sweden.
Durante il loro soggiorno Pietro ed Emma hanno avuto modo di conoscere da vicino la formazione dei docenti Fellow di Teach For Sweden, visitare scuole, incontrare dirigenti e discutere con il team dell’organizzazione sui principali punti di forza e di fragilità del sistema scolastico svedese.
“Il punto non è aggiungere la scuola ai temi del dibattito pubblico, ma mostrare che la scuola è la risposta ai problemi del dibattito”. Questo è uno degli approcci emersi che sottolinea l’importanza di comunicare l’impatto dell’educazione come strumento per affrontare le sfide sociali più urgenti della Svezia.

La scorsa estate abbiamo trascorso dieci giorni in Svezia partecipando alla Summer School di Teach For Sweden (TFS): un’opportunità preziosa per conoscere la formazione dei Fellow svedesi del primo e del secondo anno, e per scambiare idee con la loro organizzazione, le scuole e il sistema educativo locale.
Durante il soggiorno abbiamo parlato con Per, Fredrik e Sama — membri del team e formatori di TFS — per approfondire le principali sfide e le peculiarità del sistema scolastico svedese.
Siamo rimasti profondamente colpiti dall’accoglienza, dall’inclusività e dal calore genuino del team di Teach For Sweden. Fin dal primo giorno ci hanno fatto sentire parte della loro comunità — aperta, curiosa e profondamente impegnata nella propria missione. Le sessioni dedicate ai nuovi insegnanti sono state particolarmente ispiranti: piene di energia, riflessione e senso di scopo. È stato un vero promemoria di quanto sia potente far parte di una rete internazionale di persone straordinarie e motivate, che lavorano tutte per la stessa visione di equità educativa.
In questa intervista e sintesi, abbiamo deciso di concentrarci in particolare su una panoramica del sistema scolastico svedese, per comprenderne meglio il contesto e le sfide.
Le principali sfide del sistema educativo svedese
Sia Per che Sama hanno descritto una situazione complessa e in continua evoluzione, in cui la promessa di uguaglianza educativa (“le scuole dovrebbero essere uguali”) è ancora lontana dalla realtà.
In particolare, le disuguaglianze territoriali sono molto forti:
- nelle aree più benestanti, le scuole attraggono insegnanti più esperti e stabili;
- nelle zone svantaggiate, i docenti tendono ad avere meno esperienza e un alto tasso di turnover.
Un secondo nodo critico riguarda la possibilità, per attori privati, di aprire scuole. In Svezia, accanto alle scuole pubbliche, esistono le free schools (friskolor) — scuole private finanziate dallo Stato attraverso un voucher assegnato a ogni studente, ma gestite da aziende a scopo di lucro.
Come ci ha raccontato Sama:
“È l’unico Paese al mondo dove chiunque, se ha capitale, può aprire una scuola e guadagnare dividendi
Questo sistema crea competizione tra scuole, inflazione dei voti e disparità nell’accesso e nella qualità. Una differenza fondamentale rispetto all’Italia riguarda il ruolo dei dirigenti scolastici: in Svezia i presidi possono assumere direttamente gli insegnanti. Ciò rende il reclutamento più flessibile e competitivo — gli insegnanti possono negoziare le proprie condizioni di lavoro e di stipendio, e la qualità di una scuola dipende spesso dalla capacità del dirigente di attrarre e trattenere buoni docenti.
Anche l’attenzione politica all’istruzione è un fattore chiave. Ogni quattro anni, con le elezioni, cambia il governo — e con esso cambiano programmi, obiettivi e priorità.
Come ha spiegato Sama:
“È come una partita di ping pong: un governo vuole più rigore e matematica, il successivo più apertura e supporto psicologico. Noi insegnanti dobbiamo adattarci ogni volta, e questo mina la stabilità e mette in discussione la nostra professionalità.”

La percezione pubblica della scuola
In Svezia, l’istruzione è al centro del dibattito pubblico e politico — molto più che in Italia. I media parlano costantemente di scuola, e in vista delle elezioni i temi dominanti sono migrazione, sanità, assistenza agli anziani e istruzione.
Tuttavia, il tono del dibattito è spesso negativo e polarizzato: si parla di “declino del sistema educativo”, di “mancanza di disciplina” o di “studenti che non sanno leggere”.
Per lo ha riassunto così:
“Le scuole sono davvero sotto i riflettori — ma non in senso positivo.”
Secondo entrambi gli intervistati, questa narrazione demotiva insegnanti e studenti, rafforzando l’idea che l’istruzione pubblica sia in crisi irreversibile. Teach For Sweden ha investito molto nella comunicazione pubblica. Come ci ha spiegato Fredrik, allora responsabile comunicazione, l’organizzazione ha lanciato campagne mediatiche molto visibili e talvolta di grande impatto per sensibilizzare sull’ineguaglianza educativa e sulla necessità di insegnanti-leader nelle scuole più fragili.
Questa strategia ha di fatto aiutato TFS a costruire un profilo pubblico forte e riconoscibile.
Sfide quotidiane: comportamento, abbandono e tecnologia
Tra i problemi pratici emersi:
- comportamenti difficili e mancanza di disciplina in classe;
- tassi crescenti di abbandono scolastico (studenti formalmente iscritti ma di fatto assenti o inattivi);
- uso eccessivo della tecnologia.
Sama ha sottolineato in particolare il rapporto problematico con i dispositivi digitali: in molte scuole anche i bambini di 8–9 anni hanno un proprio laptop o tablet, e gli smartphone sono onnipresenti.
Negli anni questo ha portato a minore concentrazione, difficoltà di lettura e perdita di abilità manuali come la scrittura a mano.
Alcune scuole hanno scelto di vietare i telefoni durante la giornata scolastica, ma la gestione pratica ricade sugli insegnanti, che finiscono per fare da “custodi di dispositivi”.
Un’altra differenza significativa con Teach For Italy riguarda il modello di supporto ai Fellow.
Teach For Sweden applica il framework TACL (Teaching As Collective Leadership) in modo meno sistematico rispetto all’Italia. La formazione e il coaching si concentrano maggiormente sulla leadership individuale in classe, mentre Teach For Italy lavora più sistematicamente su costruzione di comunità, riflessione pedagogica e impatto collettivo.
Va anche notato che Teach For Sweden è un’organizzazione più consolidata, con oltre dieci anni di attività, mentre Teach For Italy si trova ancora in una fase di sviluppo e crescita, più vicina alle sue origini all’interno della rete globale Teach For All.
Famiglie e ruolo della comunità
Le relazioni con le famiglie, come in Italia, variano molto a seconda del contesto sociale.
Nelle aree più benestanti, i genitori possono essere molto presenti — talvolta troppo — arrivando a contestare i voti o minacciare ricorsi legali. In altre scuole, invece, le famiglie sono poco coinvolte o del tutto assenti. La decentralizzazione del sistema (iniziata negli anni ’90) e la privatizzazione hanno accentuato queste differenze, rendendo difficile ricostruire un modello uniforme di collaborazione scuola–famiglia.
Formazione degli insegnanti e concetto di leadership
Sia Per che Sama hanno sottolineato l’importanza della formazione docenti come strumento per ridurre le disuguaglianze.
Teach For Sweden promuove fortemente il concetto di Teacher Leadership, articolato in tre dimensioni:
- Classroom leadership – gestire la classe, mantenere l’attenzione e esercitare autorevolezza educativa;
- Self leadership – capacità di riflettere, affrontare le sfide e continuare a crescere professionalmente;
- System leadership – ambizione di contribuire al cambiamento sistemico, non solo nella propria aula.
Questa visione, molto vicina a quella di Teach For Italy, mostra come entrambe le organizzazioni vedano la leadership non come una posizione gerarchica, ma come una competenza trasformativa radicata nel servizio agli studenti.
Carriere e organizzazione scolastica
In Svezia, la progressione di carriera include diversi livelli:
- Insegnante
- First Teacher (insegnante esperto con responsabilità aggiuntive)
- Capo Dipartimento
- Vicepreside
- Preside
Le differenze salariali sono modeste (circa +5% per i First Teacher), ma le opportunità di crescita professionale sono più chiaramente definite rispetto al sistema italiano. Gli insegnanti hanno un contratto settimanale di 42 ore (37 a scuola + 5 di “tempo fiduciario”), che comprende lavoro di squadra e riunioni dipartimentali.
Questa struttura più organizzata potrebbe rappresentare un elemento d’ispirazione anche per noi.
Riflessioni e paralleli con Teach For Italy
La nostra esperienza in Svezia ha rivelato molti punti in comune con il nostro contesto:
- l’impegno condiviso per ridurre le disuguaglianze educative;
- la convinzione che formazione e leadership degli insegnanti siano la chiave del cambiamento;
- la sfida di lavorare in contesti socialmente diseguali, in mezzo a un discorso pubblico spesso negativo.
Ma sono emerse anche differenze significative:
- la forte influenza politica e l’instabilità normativa del sistema svedese;
- la privatizzazione che ha aperto l’istruzione al mercato competitivo;
- la maggiore autonomia e capacità decisionale dei dirigenti scolastici;
- e la minore attenzione al framework TACL, che rimane uno dei punti di forza del modello italiano.
Questa esperienza con Teach For Sweden ci ha ricordato che, nonostante i contesti diversi, le sfide sono globali: equità, qualità, stabilità e fiducia nel ruolo dell’insegnante.
Come ci ha detto Sama con parole che risuonano profondamente anche per noi:
“Dobbiamo avere una scuola aperta, dove tutti siano i benvenuti.”
Questa è la sfida a cui torniamo ogni giorno.
Pietro Stori
Alumno 2023 – Teach For Italy

Emma Bazo
Fellow 2024 – Teach For Italy


