Facciamo una partita a scacchi? Teach For Italy bambine giocano a scacchi

Facciamo una partita a scacchi?

Quando numeri e formule sono anche dialogo, strategie e inclusione con gli scacchi

L’insegnamento della matematica viene spesso percepito come rigido, ripetitivo e distante dalla realtà quotidiana. Eppure c’è chi ha scelto di superare questo bias e rendere la matematica appassionante e accessibile a tutte e tutti. Ce lo racconta Anita Garrone, docente Fellow 2024 di Teach For Italy, che ha trasformato il suo approccio didattico grazie a due strumenti innovativi: gli scacchi e l’appello parlato.

In questo articolo Anita condivide la sua esperienza nel creare un ambiente di apprendimento più partecipativo, in cui ogni studente e studentessa si senta ascoltato e coinvolto. Dalle strategie scacchistiche per sviluppare il pensiero logico, alle domande quotidiane che stimolano la riflessione e la condivisione, impareremo come piccoli cambiamenti possano avere un grande impatto sulla motivazione e sulla fiducia dei ragazzi e delle ragazze nelle proprie capacità matematiche.

Teach For Italy Aula senza confini. Facciamo matematica con gli scacchi

“Mi chiamo Anita e sono una maestra di scuola primaria. Sono entrata di ruolo lo scorso anno in un paese in provincia di Torino, San Mauro Torinese, e mi occupo di materie scientifiche: matematica, scienze, tecnologia, educazione fisica e inglese. Quest’anno insegno in quinta primaria e la mia classe è vivace, allegra, esplosiva e numerosa!

Da piccola non sono mai stata una studentessa modello, ma al contrario fin dai primi anni di scuola primaria ho avuto non poche difficoltà a stare al passo con i compagni e le compagne. Ho sempre fatto moltissimi errori “di distrazione”, di grammatica, di ortografia. Le tabelline? Non ne parliamo! Ancora adesso, nonostante insegni matematica, ogni tanto la tabellina del 7 e dell’8 mi ballano davanti agli occhi.

Da studentessa ho avuto una grandissima fortuna: ho incontrato lungo il mio percorso docenti che hanno sempre creduto in me e che mi hanno sostenuta e supportata durante il mio percorso. Questo ha influito moltissimo nella mia scelta di diventare insegnante e sogno di poter essere un giorno quel supporto e quel sostegno che hanno rappresentato per me i miei e le mie insegnanti.

Vorrei poter fare un pochino la differenza a scuola per tutti i bambini e le bambine che come me non pensano di essere adatti allo studio, di essere abbastanza capaci per poter “stare al passo” con gli altri e le altre, per poter imparare la tabelline o per poter identificare correttamente quando c’è bisogno di accentare la “e”. Sogno in grande e sogno di poter contribuire nel mio piccolo a rendere la scuola un posto per tutti e per tutte nel quale sentirsi al sicuro e a proprio agio. Ho deciso di farlo attraverso la matematica: una disciplina che spesso spaventa, sembra complicata e non per tutti e tutte.

Quando mi è stato assegnato l’insegnamento della matematica in primaria ero un po’ preoccupata, non mi ritenevo assolutamente all’altezza. Mi è bastato poco, tuttavia, per trovarlo al contrario estremamente stimolante ed interessante. Penso che quello di ritenere la matematica un qualcosa unicamente adatto a persone estremamente intelligenti e capaci sia un bias che debba essere smontato, così come la percezione comune che insegnare matematica sia noioso, ripetitivo, complicato e poco fantasioso. Non è vero!

Quaderno con calcoli e foglietto con esercizio di matematica. teach For Italy Summer School

La matematica è una fonte inesauribile di possibilità, permea la nostra quotidianità, è divertente e appassionante, è ovunque (e, detto tra noi, non è neppure così difficile).

Tra le molte possibilità che offre, per motivare e incentivare i miei studenti e le mie studentesse a vedere le materie scientifiche in maniera meno standardizzata, ho deciso di provare ad unire la mia passione per gli scacchi alle pratiche didattiche quotidiane.

Gli scacchi sono un gioco strategico che ti permette di lavorare su moltissimi dei concetti logico-matematici che vengono trattati alla scuola primaria. Così, un po’ per caso, abbiamo cominciato a giocare con la scacchiera e con i suoi abitanti, abbiamo imparato come si muove ogni pezzo e come organizzare una strategia di gioco efficace. Abbiamo imparato la corrispondenza 1:1 e il perimetro e l’area di un quadrato. Abbiamo lavorato sulla spazialità, sulla logica, sulla strategia, sul conto, sulle trasformazioni geometriche, sul pensiero computazione, sul calcolo rapido e tanto altro senza neanche accorgercene.

Gli scacchi sono così diventati uno strumento didattico oltre che un gioco. Uno strumento che è stato accolto con grande entusiasmo e che tutt’ora utilizzo in classe con regolarità. Ho notato che molti studenti e molte studentesse hanno aumentato la loro motivazione a partecipare alle lezioni e a migliorarsi e questo mi ha confermato una volta di più che portare le proprie passioni in classe è una risorsa sia per noi stessi, sia per i nostri alunni e le nostre alunne. Ha inoltre avvicinato alla matematica anche alcuni studenti e studentesse che inizialmente si mostravano restii a seguire le lezioni scientifiche e dichiaravano di non amarle perché troppo difficili e noiose e che invece attraverso gli scacchi ora prendono parola, iniziativa e si lasciano coinvolgere dalla magia della matematica.

Da quando ho iniziato ad insegnare la motivazione e la partecipazione attiva dei miei studenti e delle mie studentesse è da sempre un tema a me molto caro. A classi molto silenziose nelle quali le domande poste dall’insegnante finiscono nel silenzio e nessuno alza mai la mano, preferisco classi più movimentate e rumorose dove ciascuno voglia condividere la sua idea, il suo pensiero e la sua opinione e non abbia timore di prendere la parola. 

Perché questo secondo caso avvenga penso, per esempio, che avere un piccolo spazio personale quotidiano sia per i bambini e le bambine fondamentale, soprattutto in classi molto numerose dove tendono a prendere la parola solo i più estroversi e le più estroverse. Oltre al gioco degli scacchi quindi ho introdotto nella mia classe quello che abbiamo deciso collettivamente di chiamare appello parlato

Ogni giorno iniziamo la nostra giornata scolastica con una domanda, una qualsiasi domanda, a cui ognuno è chiamato a rispondere. Può essere una domanda molto vaga come ad esempio “qual è il tuo colore preferito?” o una domanda più personale come “quando sei arrabbiato o arrabbiata quali sono le cose che ti aiutano a calmarti?”. 

Inizialmente le proposte le presentavo quotidianamente io, ma dopo poche settimane la mia fantasia è terminata e ho deciso di creare il “barattolo delle proposte”: un barattolo nel quale gli studenti e le studentesse possano inserire le loro proposte per l’appello parlato. All’inizio ero certa che nel giro di qualche mese sarebbero finite e che avremmo salutato il barattolo e l’appello parlato, ma dopo due anni mi stupisco ancora che riescano sempre a trovare proposte nuove e argomenti da condividere con la classe. Ormai abbiamo creato un vero e proprio elenco di proposte che viene aggiornato man mano e dal quale ogni giorno un ragazzo o una ragazza può scegliere quale proposta presentare ai compagni e alle compagne. Grazie a questo semplicissimo strumento ogni giorno i ragazzi e le ragazze si conoscono meglio, scoprono aspetti della vita degli altri e delle altre che non conoscevano e condividono storie personali, a volte private, racconti, idee e pensieri con il resto della classe. 

Ogni giorno ciascuno e ciascuna ha la possibilità di prendere parola e di essere ascoltato da tutti e tutte le altre persone presenti in classe. Penso che questo dia loro una motivazione in più per intervenire anche durante il resto della lezione, per partecipare maggiormente al dialogo didattico.

Anche l’appello parlato, inoltre, come per gli scacchi, spesso lo utilizzo come strumento didattico-matematico perché ogni tanto scelgo io la proposta del giorno e la uso come miccia per accendere l’argomento della giornata. Venerdì scorso, ad esempio, l’argomento della lezione erano i quadrilateri e le loro proprietà e quindi come appello parlato abbiamo scelto “qual è il tuo quadrilatero preferito e perché?”. 

Segnando le risposte che uscivano spontaneamente dai ragazzi e dalle ragazze abbiamo praticamente svolto l’intero ripasso e anticipato i contenuti della lezione. Gli studenti e le studentesse si sono poi mostrati coinvolti e maggiormente motivati a seguire il resto della lezione.

Un’altra attività matematica che svolgo a volte durante e dopo l’appello parlato è la ricerca statistica: raccogliamo le informazioni che vengono fornite durante l’appello, le organizziamo con l’aiuto di un grafico o di uno schema classificando le risposte e analizziamo i risultati. Ad esempio, se la domanda del giorno è “qual è la tua disciplina scolastica preferita? Puoi dirne al massimo 2” allora l’indagine statistica che seguirà avrà per domanda: “qual è la disciplina scolastica preferita maggiormente dagli alunni e dalle alunne della 5A”? Una volta raccolti i dati, organizzati, classificati e analizzati i ragazzi e le ragazze saranno in grado di rispondere in autonomia e nuovamente avranno svolto un lavoro matematico coinvolgente e motivante senza fatica.

Mi sono accorta che grazie a strumenti come gli scacchi e l’appello parlato la partecipazione in classe è aumentata moltissimo, così come la motivazione a studiare le materie scientifiche. Ogni giorno, con questi semplici strumenti, mi assicuro che tutti e tutte in classe abbiano avuto la possibilità di prendere parola almeno una volta e di avere un momento di narrazione e di ascolto da parte della classe esclusivo tutto per loro. Penso che questo permetta loro di prendere parola, di conseguenza, anche in altri momenti della lezione e che quindi incentivi una partecipazione e una motivazione maggiore.

Non penso che al termine della scuola secondaria di secondo grado tutti i miei studenti e tutte le mie studentesse frequenteranno il liceo scientifico, ma spero che usciti e uscite dalla scuola primaria non temano più le scienze e la matematica e abbiano sempre il coraggio di dire la loro perché la loro voce è importante e io vorrò sempre ascoltarla.


Anita Garrone
Fellow 2024 – Teach For Italy

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